Pensieri in Volo - Sindaco Arena/Barelli; Strade, strade, strade; Mattarella; Banfi; centro storico; Caffeina
pensieri in volo
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Il nostro Lutor ci fa iniziare la settimana che abbiamo davanti con i suoi pensieri. Ne ha per tutti, scomodando perfino il grande Omero.

di Lutor

Cantami, o Diva, del viterbese Giovanni
l’ira funesta che infinite critiche
generose travolse alme di cittadini
da quando primamente disgiunse
aspra contesa il re de’ minori
Barelli e il divo sindaco Arena.
E qual de’ motivi inimicolli?
Il piano del commercio che l’alto consiglio
non adempìa per maggior colpa del re dei minori
facendo al divo Giovanni oltraggio.
Oltraggio che già fecero al divo, sia Ricci che Frontini
che pagarono il tutto con parole volgari e grida enormi.
Pur vestendo il manto di chi regna
al divo manca di esser lieto e saggio.
Ahimè, ahimè, preludio di sventura è questo!
O divo Giovanni se un mio consiglio vuoi
deponi l’ira per il ben della tua patria natia
e per l’insegnamento del paterno tetto.

 

 
Le strade del viterbese sono costellate per la maggior parte da buche e crateri ad iniziare da quelle nazionali per finire a quelle dei paesi e, soprattutto, di Viterbo. La Cassia, ad esempio, è una buca pressoché continua e in certi punti pericolosa senz’altro per i mezzi, ma anche per le persone e la Regione non si muove; è indubbio che la pioggia copiosa di questi giorni ha causato danni maggiori, ma è altrettanto innegabile che c’erano già le premesse.

Le strade provinciali sono da tempo dimenticate forse anche perché la Provincia, pur dopo il referendum, non ha poteri e soprattutto mezzi per essere un ente serio e concreto. Le strade dei vari centri abitati sono per la maggior parte bucherellati con poche che si salvano: vedi in particolare Vetralla e Montefiascone; Viterbo è divenuta una groviera di prima qualità (quella Svizzera ci fa ridere): ad esempio sulla strada Pietrare oltre a buche piccole ma fastidiose per i mezzi, c’è un cratere profondo almeno 20 centimetri e abbastanza lungo capace di spaccare qualsiasi pneumatico o mettere fine alle sospensioni; la Cassia, in questo caso per la parte di pertinenza comunale, anche prima e dopo, ma soprattutto all’incrocio con strada Pietrare è divenuta un ammasso di buche e buchette da far traballare qualsiasi mezzo (poveri malati che vengono trasportati a Belcolle), via S. Antonio fa schifo, via Maria Santissima Liberatrice altrettanto e così via.

Anche a piazza S. Sisto mancano molti selcetti, ma non c’è da preoccuparsi, a fine agosto, prima della Macchina di S. Rosa come al solito, verranno rimessi.

In compenso c’è una strada che si salva perché di recente fattura è via Corrado Alvaro dove in compenso la decina di tombini presenti sono tutti, senza eccezione alcuna, al di sotto del livello stradale (come vengono fatti i lavori e chi li controlla?).

Dicevo all’inizio che la situazione è peggiorata con la pioggia copiosa degli ultimi giorni, ma come per la salute in ogni cosa non sarebbe meglio prevenire che curare?

 
Una piccola speranza per Viterbo me la dà la notizia che il 26 prossimo arriva il Presidente della Repubblica Mattarella. E’ vero che non lo faranno transitare sulla Cassia, forse arriverà addirittura in elicottero, ma se oltre all’Unitus ci sarà un programma di visite in centro si può sperare che Arena e soci qualcosa sistemino per evitare brutte figure e l’aspetto di una città da terzo mondo come appare oggi.

 
Permettetemi un pensiero non proprio gentile. Su WhatsApp gira tanto un confronto tra i membri delle altre nazioni
che sono stati nominati Commissari Unesco e il nostro nominativo ovvero Lino Banfi.

Indubbiamente la nomina del nostro rappresentante in un organismo fatto di esperti, di plurilaureati, di scienziati, di esponenti di rilievo del mondo della cultura, lascia un pochino perplessi. Perplessità che aumentano considerate le dichiarazioni dell’attore che ambisce soprattutto a far riconosce come patrimonio dell’umanità il suo paese ovvero Canosa di Puglia. E’ altrettanto vero che conoscendo molti laureati che non sanno fare nemmeno la O col bicchiere, viene da pensare che forse un semplice attore con l’esperienza di Lino, a cui tutti siamo affezionati, possa essere più utile alla collettività. Rimangono dei dubbi che potranno essere risolti solo fra qualche tempo ma soprattutto rimangono queste critiche sparse che forse si faranno anche in altri paesi magari sorridendo sulla faciloneria italiana. 

E’ altrettanto vero che conoscendo molti laureati che non sanno fare nemmeno la O col bicchiere, viene da pensare che forse un semplice attore con l’esperienza di Lino, a cui tutti siamo affezionati, possa essere più utile alla collettività. Rimangono dei dubbi che potranno essere risolti solo fra qualche tempo ma soprattutto rimangono queste critiche sparse che forse si faranno anche in altri paesi magari sorridendo sulla faciloneria italiana.

 
Negli ultimi pensieri avevo anticipato che avrei parlato del centro storico di Viterbo. Ci provo pur non essendo un sociologo (la mia iscrizione alla facoltà si è bloccata al primo esame), né un esperto di urbanistica.

Quale è la situazione del centro storico di Viterbo anche facendo finta che non esista il blocco su via Cardinal La Fontaine? Pressoché vuota da lunedì al venerdì pomeriggio, venerdì sera e domenica sera qualche anima in pena, sabato e domenica mattina un flusso di gente abbondante, ma per la maggior parte nullafacente e chiassosa.

Questo è valorizzare il centro storico isolando tra l’altro il resto della città? Non parliamo poi dell’oggi con il crollo del palazzo vicino al Gonfalone: impossibile transitare, nemmeno gli invalidi con permesso regolare possono passare e intanto quelle poche attività rimaste sono in crisi aggravata; avevano non solo clienti del centro, ma, per la qualità della merce offerta, anche clienti periferici, clienti che oggi non possono arrivare fino a loro e che molto probabilmente sarà difficile recuperare.

Sono stato sempre contrario alla chiusura del centro e non per principio, ma perché oltre all’aspetto storico voglio vedere una città viva ovunque; occorre programmare attività culturali, ludiche dappertutto, da Prato Giardino a piazza della Rocca, da piazza dei Caduti a Porta Romana, da via Saffi a S. Rosa, ecc. Direte “Ma il centro storico ha un valore particolare con la sua struttura, i suoi profferli, la Viterbo sotterranea, il Museo del Duomo, le Chiese antiche”.

E’ vero, ma sono tutte cose che ai viterbesi della movida non dicono niente, interessano i turisti ai quali potrebbe anche dare fastidio la visione dei nullafacenti birrosi, è per questo che dovrebbe servire la Valle di Favl: posti riservati ai bus turistici, ascensore per piazza del Duomo e percorso turistico con indicazioni valide e visibili; altrettante indicazioni per i turisti privati che dovrebbero trovarle fin dall’esterno della città.

Il turismo, la cultura, il divertimento sono aspetti importanti per la vita non solo sociale, ma anche economica di una città; esempi di questo genere ce ne sono in abbondanza e non occorre copiare, basta avere buona volontà da parte di chi ci governa.

E’ peraltro vero che tra coloro che ci governano c’è anche una certa Ombretta Perlorca che “vuole bere anche alle tre di notte”, che pensa che nel centro storico ci siano solo “quattro o cinque vecchiette rimaste lì, obbligate a starci,
perché non hanno altro”, ma questo non vuol dire che il resto del Consiglio sia refrattario ad una visione globale della città; una rondine non fa primavera.

E’ anche reale che nel centro storico c’è la situazione precaria del sottosuolo: le varie cantine, i cunicoli, gli scavi clandestini fatti, i resti della civiltà etrusca, ecc. rendono pericoloso il transito (vedi ultimamente via S. Lorenzo); basta vietare l’ingresso ai mezzi pesanti e pensare a risanare ciò che non va al di sotto di strade e palazzi.

Occorre anche dare una mano ai privati con incentivazioni che favoriscano le varie attività e i recuperi.  Così come ci sono da sistemare alcuni palazzi, ad esempio palazzo Di Vico, così come palazzo Farnese (è della Asl o del Comune?) potrebbe essere utile per qualcosa di cultura, il Duomo presenta danni agli affreschi, ai quadri, ai mosaici (chi ci deve pensare: la Curia?).  Altro complesso da rivedere è l’ex ospedale e non mi sembra opportuno pensare, come paventato, di trasformarlo in case popolari.

Tutto ciò comporta delle spese anche notevoli, ma possono essere coperte da finanziamenti straordinari, alcune cose dagli stessi privati incentivandoli dal punto di vista tassazione ad esempio, così come ci dovrebbero essere quasi tre milioni di euro ancora giacenti del Plus. O sono spariti? Sono stato lungo come preavvisato, ma se avete avuto la pazienza di leggermi contribuite anche voi dando il vostro parere.

 
Ultima considerazione inerente il centro storico. Si dice che Rossi e soci vogliano traferire Caffeina e le sue varie manifestazioni altrove e si fa il nome di Vitorchiano. Splendida cittadina ma per il capoluogo sarebbe un danno. Diamo allora sostegno all’organizzazione caffeiniana, concediamole spazi sufficienti, allarghiamo i confini a tutta Viterbo e verifichiamo la vera volontà della Fondazione. Fatto questo, se Rossi se ne va a Vitorchiano perlomeno non sarà per il disinteresse dei viterbesi.

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Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Le più avanzate soluzioni tecnologiche oggi ci mettono a disposizione pacemaker e persino cuori artificiali, braccia e gambe meccanici che sopperiscono ad un handicap fisico, chip sottocutanei per pagare con il pos e aprire porte e siamo sulla buona strada per restituire la vista ai non vedenti ...
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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