

Considerata la “Giornata della memoria” anche per me è doveroso in questo momento ricordare l’orrore della Shoah, non solo per i tantissimi che hanno perso la vita a causa della crudeltà umana, ma soprattutto per far capire a tutti, specialmente ai giovanissimi, cosa significa il razzismo ed evitare il ripetersi del ricorso all’odio razziale e all’individuazione di un capro espiatorio come fonte di ogni male che affligge una società. Abbiamo un dovere, oggi, ed è quello di impedire che la mentalità collettiva di ogni popolo possa essere nuovamente forgiata e traviata, fino a farla giungere alla conclusione che il problema sono “gli altri”.
Il problema è che ogni società umana è fallibile per definizione e dunque è in sé stessa che deve cercare le risposte: deve pensare, riflettere, costruire e ricostruire, ma mai eliminare. Eliminare non è mai la soluzione.
E a proposito di Shoah, un bravo al nostro direttore per il ricordo di Publio Muratore, ma oltre al bravo anche un grazie da parte mia per avermi fatto rivivere i momenti bellissimi vissuti con Publio. Sono diventato suo amico tramite don Angelo Gargiuli e insieme abbiamo passato serate piacevolissime e interessanti per gli argomenti trattati. Mi volle regalare un suo quadro e poi volle farmi il ritratto che ogni volta che lo guardo mi ricorda un legame di amicizia importante per la mia vita. Apprezzava moltissimo la ceramica e la pittura di mia figlia Antonella sollecitandomi a dare ampio spazio a questa passione. Ancora grazie Roberto per questo bellissimo ricordo.
Chiedo scusa, ma sono costretto dall’argomento a fare riferimento ad un altro articolo, quello di Nicola Savino dal titolo “Galeotto fu Facebook e chi lo usa”.
Vedi caro Nicola, anche io, purtroppo, sono presente su facebook (minuscolo per la poca stima), la presenza di amici e parenti mi ha costretto a esserci e anche se lo apro sì e no due volte al mese, sono da considerare un frequentatore di questa “rete di comunicazione” che è diventata per molti solo un modo di criticare, di parlare male, di offendere, di dire cose che non avrebbero il coraggio di dire a voce. Forse il sindaco Arena, non riuscendo a comprendere il suo ruolo, ritiene di essere più moderno nello scrivere sui social media, d’altra parte se avesse scritto direttamente al giornale o a Pomi, considerata la sua foga (leggi Frontini) non avrebbe avuto la possibilità di essere calmato dagli amici di partito. Anche per la frase “la madre degli imbecilli è sempre incinta” da lui tanto osannata, non te la prendere caro Nicola, in questo modo, così generico, non si conoscono mai i nomi degli imbecilli: possono essere sia da una parte che dall’altra.
Parliamo un po’ di Sanità. Non di quella Viterbese o Laziale altrimenti le lacrime non ci darebbero modo di scrivere, ma di quella nazionale che comunque qualche lacrima la genera ugualmente. I continui e pesanti tagli a cui è sottoposta la sanità stanno peggiorando notevolmente gli indicatori di salute. Da alcuni sondaggi fatti, sembra che in dieci anni sono stati persi 70.000 posti letto e che mancano 19.000 medici generici e 55.000 specialisti considerato il pensionamento e il mancato rimpiazzo; in più anche per gli infermieri c’è la crisi. Circa quaranta anni fa fu varata la Legge 833/78 che con decorrenza 1980 istituiva il SSN; legge più conosciuta con il nome di colei che la volle fortemente ovvero Tina Anselmi (politici di altri tempi).
Attraverso quella Legge si voleva evitare la sanità con modi e prestazioni differenti dovuti al sistema delle varie casse mutue ognuna delle quali si faceva carico dell’assistenza di una determinata categoria di lavoratori e relativi familiari mediante assicurazioni coperte in parte dai contributi dei datori di lavoro e in parte da quelli dei dipendenti stessi. In conclusione si voleva dare ai cittadini italiani una uguale assistenza per tutti.
Pian piano si sta ritornando al punto di partenza: assistenza diversa tra Regione e Regione a seconda del colore politico o del differente bilancio da gestire, cittadini che hanno la possibilità di stipulare assicurazioni private, alcuni che possono gestire la loro salute con specialisti privati e ampie categorie, sempre più in aumento, che, sprovviste dei mezzi, non possono avere accesso a cure regolari, a esami tempestivi e che, in definitiva, usufruiscono di una assistenza di serie B.
In parole povere quello che era nelle intenzioni di una donna eccezionale come l’Anselmi è andato a farsi friggere non essendoci mai stato un governo che abbia saputo accentrare su di sè questo argomento ma ha demandato il tutto alle singole Regioni. Non si vuole capire che la salute va gestita a livello nazionale, che ci deve essere un controllo sugli sprechi attualmente esistenti in abbondanza e una formazione sanitaria eccellente.
Per fortuna abbiamo ancora diversi centri di eccellenza, ma quanti possono accederci? Sono pochi, la maggior parte dei cittadini non li conosce, sono dislocati in città dove è alquanto difficoltoso arrivare e soprattutto poter soggiornare da parte di un parente del malato; anche per questo serve disponibilità economica che molti non hanno. L’eccellenza deve essere estesa nella nazione e di facile accesso.
Vogliono processare Salvini per sequestro di persona. Non sono salviniano, tutt’altro, ma in questo caso non mi pare possibile una cosa del genere a mio parere ingiusta, spropositata e soprattutto politica. E già, perché in definitiva si tratta di una mossa politica per destabilizzare ancora di più questa nostra nazione già ridotta quasi ai minimi termini; fatto fuori Salvini, crisi di governo, elezioni che non daranno risultati eccellenti, caos pazzesco. Questo perché “Vuolsi così colà dove si puote ciò che si vuole, e più non dimandare”.
Semmai sarei d’accordo di processare Salvini con la stessa accusa insieme a Emmanuel Macron, Angela Merkel, Pedro Sánchez, Mark Rutte e il suo Re Guglielmo Alessandro dei Paesi Bassi, ecc. ecc.
Volevo chiudere il discorso parlando del centro storico di Viterbo, ma considerato che i miei pensieri sono volati un po’ in alto lascio quest’ultimo argomento per la prossima volta anche perché sarà un discorso abbastanza lungo.
Come chiusura voglio parlare della malattia del momento, ovvero del Raffreddore, un virus veramente democratico che colpisce il 90 per cento della popolazione senza guardare ai soldi o al colore della pelle né a quello politico.
La chiamiamo malattia da raffreddamento perché tipica dell’inverno, ma il freddo c‘entra fino ad un certo punto; la ricerca scientifica ci dice che non basta uscire poco coperti per beccarsi un raffreddore, ma occorre incappare in un virus temibile ovvero nel “rhinovirus” o in qualcuno dei suoi parenti, addirittura se ne conoscono all’incirca 90 tipi con proprietà antigeniche diverse; si localizzano nelle mucose delle prime vie aeree dove trovano una temperatura ottimale di 33°C. temperatura più bassa di quella corporea per riprodursi. Virus spesso bistrattato e poco considerato, anche se basterebbero pochi gesti per tenerlo lontano e a poco valgono le cure preventive perché il virus muta di anno in anno, quindi il nostro organismo non riesce a produrre gli anticorpi adatti per combatterlo. Il raffreddore non dà febbre o se la dà è molto bassa al contrario dell’influenza che, oltre al raffreddore, presenta febbre alta, dolori muscolari e spesso anche disturbi alle vie respiratorie.
Mentre dall’influenza possiamo proteggerci con il vaccino, quest’ultimo nulla può contro il raffreddore al pari degli antibiotici che, addirittura, non fanno altro che indebolire il nostro organismo. Dicevamo che il freddo c‘entra fino ad un certo punto anche se la temperatura molto bassa affatica le mucose delle vie respiratorie in quanto l’aria che entra nei polmoni deve essere calda e quindi devono, le mucose, produrre più calore; in genere la diffusione del raffreddore è dovuta ad una permanenza in luoghi chiusi e affollati dove circola meno aria e dove esistono riscaldamenti troppo alti. Non parliamo poi dei mezzi di trasporto pubblico, cinema, uffici, scuole, ospedali; così come il contatto con oggetti contaminati tipo maniglie, piani d’appoggio, corrimani, ecc. Ma cosa possiamo fare per combattere il raffreddore? Lavarsi le mani spesso e regolarmente è la più importante, anche secondo il parere degli esperti, che individuano proprio nelle mani il primo veicolo di trasmissione di questo tipo di virus. Poi bere spesso e umidificare gli ambienti in cui si vive per garantire una buona idratazione a naso, gola e faringe. Alcune regole di buona educazione da trasmettere ai bambini, ma non solo, sono quelle di usare la mano come “schermo” in caso di tosse, magari utilizzando un fazzoletto come filtro.
I nostri nonni dicevano che per far passare il raffreddore bisognava riposare di più e mangiare poco; gli esperti dicono che ciò è vero e che non serve digiunare, basta mangiare più leggero. Il nostro governo, sempre attento ai bisogni dei cittadini, ci aiuta anche in questo: disoccupazione uguale riposo, mancanza di euro uguale a pasti leggeri, scarsi o addirittura digiuno.

















