"Pensavo fosse politica e invece era un calesse". Caro presidente Meroi si dimetta
Consiglio provinciale
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Il giovedì nero della Provincia di Viterbo. Così possiamo etichettare la giornata di ieri. Forse una delle peggiori nella storia dell'ente. Quanto successo è roba da film.
Marcello Meroi

In questi giorni tutti i giornali cittadini hanno sottolineato il grande cinema andato in scena a Palazzo Gentili. Roba veramente forte, difficile definire il genere. Tragedia? Horror? Comico? Forse il più azzeccato è “commedia all’italiana”. Gli sviluppi della giornata appena trascorsa hanno dell’incredibile. Prima le indiscrezioni clamorose, subito dopo l’orario di pranzo, che raccontavano di un incontro tra i rappresentanti delle varie forze di maggioranza d’accordo nel chiedere a Meroi di rimangiarsi la giunta tecnica, annunciata appena ventiquattro ore prima alla stampa, per ritornare al passato. Per ritornare, in soldoni, alla precedente giunta a sette. Quella dalla quale si erano dimessi, ulteriori ventiquattro ore prima, gli assessori “meloniani” Piero Camilli e Federico Fracassini. Non si è mai capito se anche quelli Udc. Forse Andrea Danti, di sicuro non Franco Vita.

Una mossa quasi irreale, una richiesta veramente indecente. In politica è ammesso tutto ma non per questo bisogna essere disposti a digerire tutto. Per questo ci chiediamo come possa, il presidente Meroi, trovare il coraggio di fare questa piroetta e mandare avanti un’amministrazione coperta in questi giorni di ridicolo. La maggioranza ha avuto venti giorni di tempo per trovare una quadra e invece si è spinta oltre le colonne d’Ercole del 2 febbraio. Ha portato Meroi a giocarsi la carta della giunta tecnica, l’ha lasciato fare nel convocare la stampa per annunciarla, l’ha lasciato solo nel dare la lista dei quattro nominati. Meroi per andare avanti dovrebbe rimangiarsi tutto. Può un uomo politico, con lo sguardo ad Almirante e i quadri di Ezra Pound alle pareti della sala di presidenza di via Saffi, piegarsi a una simile condizione?

Nelle ultime ore un consigliere di minoranza, Bengasi Battisti, ha “sbottato” e si è dimesso. Non ce l’ha fatta a reggere il vomitevole spettacolo. Può Meroi, già sindaco e parlamentare e ora “disgraziato” presidente della Provincia, andare ancora avanti? “Pensavamo fosse politica e invece era un calesse”. Caro presidente Meroi, si dimetta.

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Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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