Pendolari sul piede di guerra: "La Roma-Orte-Viterbo è una ferrovia dimenticata"
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"I pendolari si chiedono, e la politica regionale? È inevitabile interrogarsi sul silenzio, o quantomeno sulla scarsa incisività dei rappresentanti locali seduti in consiglio regionale del Lazio".

“La situazione sulla tratta ferroviaria Roma–Orte–Viterbo ha superato ormai da tempo la soglia della tollerabilità. Anche questa sera (mercoledì 29 ottobre) l’ennesimo disservizio: il treno delle 17:27 ha subito un ulteriore ritardo, lasciando i pendolari bloccati all’ingresso della stazione di Grotte Santo Stefano”. Inizia così una nota inviata ai giornali a firma Stefano Gasperini, portavoce linea Roma–Orte–Viterbo.

“Non si tratta di casi isolati ma di una condizione ormai strutturale – continua il pendolare -. Ritardi cronici, convogli sovraffollati e infrastrutture vetuste: la mobilità quotidiana di chi lavora e studia tra Roma, soprattutto l’alta Tuscia è diventata un percorso a ostacoli. E la percezione diffusa è che la situazione non stia migliorando, anzi peggiorerà con l’arrivo degli orari invernali.

I pendolari si chiedono, e la politica regionale? È inevitabile interrogarsi sul silenzio, o quantomeno sulla scarsa incisività dei rappresentanti locali seduti in consiglio regionale del Lazio. Dopo mesi di promesse, tavoli tecnici e comunicati stampa, i pendolari chiedono fatti concreti: investimenti sull’infrastruttura, aumento delle corse, ripristino dei treni veloci, un piano certo e con tempi definiti.

Perché la realtà è chiara, la Roma–Orte–Viterbo non è più semplicemente una linea in difficoltà. È una tratta dimenticata, mentre la Regione Toscana e Regione Umbria hanno reinstradato i propri treni regionali nell’alta velocità, la Regione Lazio è rimasta a guardare lasciando il treno delle 17.27 sulla linea lenta. E mentre i cittadini ogni giorno pagano in tempo, stress e denaro, la politica deve decidere se continuare a commentare il problema o finalmente risolverlo”.

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Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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