Pellegrini, l'alfiere di Giovanni Falcone, a Soriano nel Cimino
Pellegrini
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SORIANO NEL CIMINO - Quando il capitano Angiolo Pellegrini assume il comando della sezione Anticrimine dell'Arma dei Carabinieri, la mafia tiene la Sicilia sotto scacco. Unica speranza, un giudice che con alcuni colleghi ha fatto della lotta alle cosche la sua missione: Giovanni Falcone.

SORIANO NEL CIMINO – Continuano le proposte culturali di Caffeina, per il territorio e per i tanti appassionati delle città del Festival della Cultura dei Monti Cimini nella sua seconda edizione, per la produzione di Carramusa Group.

Dopo molti eventi in diversi comuni della Tuscia, gli appuntamenti con i
grandi protagonisti arrivano a Soriano nel Cimino.

Martedì 25 agosto alle 19 a Piazza Vittorio Emanuele II arriva Angiolo Pellegrini: generale dell’Arma dei Carabinieri, Pellegrini è stato comandante della sezione antimafia di Palermo dal 1981 al 1985.

Come uomo di fiducia del pool agli ordini di Giovanni Falcone, ha portato a compimento le più importanti indagini nei confronti di Cosa Nostra, che racconta qui per la prima volta.

Moderato da Giacomo Barelli, il generale Pellegrini ci condurrà nella
storia dell’antimafia italiana. Il suo libro si chiama “Noi, gli uomini di Falcone” ed è edito per Sperling & Kupfer.

“Palermo, gennaio 1981”, si legge nella scheda del libro: “Quando il capitano Angiolo Pellegrini assume il comando della sezione Anticrimine dell’Arma dei Carabinieri, la mafia tiene la Sicilia sotto scacco. Unica speranza, un giudice che con alcuni colleghi ha fatto della lotta alle cosche la sua missione: Giovanni Falcone. Ha bisogno però di uomini fidati che portino avanti le indagini. E Pellegrini non si tira indietro: mette insieme una squadra di fedelissimi e va a infilare il naso dove nessuno ha mai osato, guadagnandosi l’amicizia e la stima del magistrato.

Questo libro ricostruisce dall’interno, a ritmo serrato, il periodo più drammatico ed eroico della guerra a Cosa Nostra. Una guerra che, in fondo, erano davvero in pochi a voler vincere.

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Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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