Pellegrinaggio al capezzale del Bullicame, un patrimonio di tutti in rovina da 1.220 giorni
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Chi ama il Bullicame prepari le scarpe da camminata. Domenica mattina si parte, insieme a Giovanni Faperdue e Franco Marinelli. 

Chi ama il Bullicame prepari le scarpe da camminata. Domenica mattina si parte, insieme a Giovanni Faperdue e Franco Marinelli. 

I viterbesi che amano il Bullicame, stanchi della situazione della “Callara”, perennemente vuota dal lontano 25 novembre del 2014, e dell’orribile “flebo” che gli fa arrivare poca acqua dal San Valentino (da padrone a garzone), organizzano un pellegrinaggio alla “Callara” del Bullicame.

“Tutte le persone che hanno a cuore le sorti di questo meraviglioso monumento naturale, che è parte integrante della storia di Viterbo, sono invitati a partecipare al pellegrinaggio, e a recarsi al capezzale del Bullicame per salutarlo prima che sia troppo tardi – è l’invito di Giovanni Faperdue -.

Ricordiamo che la Società Gestervit che gestisce le Terme Salus, nel novembre 2014 sfondò la sorgente naturale del San Valentino, creando un nuovo pozzo che ha prosciugato la “Callara” del Bullicame. La carità cristiana insegna a curare gli infermi e a consolare gli afflitti. Il Bulicame deve essere curato con la chiusura tombale immediata del San Valentino. La Regione lo ha chiesto da tempo e inserito in una determina, ma la Gestervit (Terme Salus) che lo dovrebbe chiudere, ancora non lo ha fatto.

Non si capisce come mai non venga riparato il grave danno arrecato, che a oggi ha visto trascorrere quasi 1.220 giorni, per un totale di tre anni e tre mesi (più del più lungo Conclave della storia della Chiesa).

Considerato che a nessuno interessa la salute del Bullicame, Franco Marinelli e Giovanni Faperdue, appassionati paladini del termalismo, si sono fatti promotori di un pellegrinaggio pubblico, al capezzale del moribondo Bullicame, per il giorno di domenica 18 dalle ore 11 alle ore 12.

Tutta la cittadinanza è invitata a partecipare. L’illustre paziente non desidera doni di sorta. Desidera solo che venga chiuso il San Valentino al più presto, per poter risorgere con dignità all’antica bellezza”.

 

 

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Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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