
VITERBO – Pediatri di famiglia, c’è qualcosa che non va nel Viterbese. Abbiamo deciso di scrivere la presente lettera aperta alla Asl di Viterbo a seguito di una serie di segnalazioni ed esperienze registrate che mettono in evidenza un fatto: c’è qualcosa che sta sfuggendo di mano e visto che si parla di salute di bambini andrebbe rotto un certo silenzio conformista ed erroneamente normalizzante per accendere un riflettore.
La Fune invita i lettori e i cittadini a inviarci all’indirizzo lafune.giornale.viterbo@gmail.com segnalazioni di criticità e problematiche registrate in un settore della salute pubblica particolarmente delicato. Sarà nostra cura analizzare ogni email e cercare di dare evidenza a problemi, con la convinzione che renderli pubblici aiuti affinché tutti operino nel migliore dei modi possibile.
Il pediatra di libera scelta, detto anche pediatra di famiglia, è il medico di fiducia preposto alla tutela dell’infanzia, dell’età evolutiva e dell’adolescenza. Questa la descrizione della professione.
Ora siamo a riportare due episodi, registrati a distanza di tempo l’uno dall’altro e con pediatri diversi. Siamo anche a disposizione della Asl per ulteriori dettagli, qualora l’Azienda Sanitaria Locale lo ritenga opportuno. Non faremo i nomi dei professionisti perché non ci interessa, in questa sede, creare un caso mediatico sulle persone ma è importante sollevare il problema affinché serva a stroncare atteggiamenti che riteniamo poco congrui e a raccomandare maggiore attenzione in tutti gli attori in causa.
Il primo episodio che vogliamo rendere pubblico ha come protagonista un bambino piccolo, di tre anni. Contrae il Covid e sviluppa una febbre molto alta. I genitori chiamano il pediatra di riferimento che non vuole saperne di visitare il piccolo. Indica di usare farmaci per tenere a bada la temperatura e aspettare. Dopo una settimana e diverse telefonate allarmate dei genitori la risposta è sempre quella, così come sempre viene ripetuto il no alla visita del piccolo paziente. Alla fine i genitori, anche loro con Covid, prendono la macchina e vanno al Bambin Gesù dove viene riscontrata un’infezione alla gola in corso. Come poteva guarire quell’infezione? Quali potevano essere le conseguenze del perpetuare una strategia dell’attesa?
Il secondo episodio riguarda un altro bambino di quattro anni. Il piccolo ha una brutta tosse da qualche giorno. I genitori riescono a parlare con il pediatra che si rifiuta di visitarlo e liquida sbrigativamente “adesso la tosse ce l’hanno tutti, fate l’aerosol con questo farmaco”. La tosse continua e peggiora. A distanza di qualche giorno i genitori ripetono la telefonata chiedendo la visita del figlio. Risposta: “Facciamo poche scene e prendete questo antibiotico, mando la ricetta per email”. Ricetta in realtà non inviata.
Abbiamo riportato due casi di pediatri che si sono rifiutati di visitare bambini molto piccoli, anche dopo diverse chiamate dei genitori per segnalare il persistere del problema. Pediatri che senza visitare hanno dato indicazioni di usare farmaci e che pensano che i genitori telefonino “per fare scene”.
Ci rivolgiamo alla Asl di Viterbo per chiedere se è così che deve funzionare la sanità pubblica, se questi atteggiamenti e modi di operare sono legittimi e chiedere, nel caso si condivida non solo l’inopportunità ma anche la non legittimità, a chi deve rivolgersi un genitore per segnalare questi episodi e contribuire a un miglioramento del servizio. Confidando in una risposta dell’Azienda Sanitaria Locale rinnoviamo l’invito a tutti i genitori a segnalare a La Fune problemi analoghi perché sono lontani i tempi in cui i pediatri andavano a visitare a casa i bambini ammalati ma atteggiamenti come quelli descritti forse vanno al di là di ciò che è lecito.

















