Pecorino romano con latte misto, allevatori in allarme
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VITERBO- E' allarme tra gli allevatori, il Consorzio sardo per la tutela del Dop avrebbe intenzione di ammettere l'uso di latte non solo proveniente da allevamenti estensivi italiani aprendo quindi all'uso di latte misto per la produzione del pecorino romano

VITERBO- L’eccellenza made in Italy del pecorino romano DOP è in pericolo, il Consorzio di Tutela ha aperto alle razze di ovini non autoctoni. E’ allarme tra gli allevatori.

La norma che il consorzio ha intenzione di modificare riguarda l’ammissione nel ciclo produttivo del pecorino romano, latte di pecore francesi, israeliane e razze meticce. L’esclusività e l’eccellenza del prodotto sarebbero in questo modo irrimediabilmente compromesse.

Secondo il Presidente della Coldiretti Mauro Pacifici il rischio, infatti, è quello di snaturare la Dop e produrre un formaggio che non ricalchi più il pregio che finora lo ha caratterizzato. La differenza tra l’uso di pecore italiane o di altra nazionalità, sta proprio nel tipo di alimentazione a cui esse sono sottoposte: le pecore francesi sono alimentate in stalle e non al pascolo come le italiane “una pecora che magia trifoglio produce latte diverso rispetto a una che mangia avena” continua il Presidente Pacifici.

Le ragioni per cui il consorzio di tutela sardo intende introdurre latte di razze non autoctone sono da ricondurre alla maggiore resa degli allevamenti intensivi molto più renumerativi e di massima resa rispetto agli estensivi. Il giro d’affari del pecorino romano dop è enorme; circa 210 milioni di euro che schizzano a 500 milioni se si analizzano i dati legati all’export.

L’uso di latte misto aprirebbe inevitabilmente ad uno scontro con gli allevatori che potrebbero scioperare e fermare la produzione. Nelle prossime settimane la decisione definitiva.

 

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Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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