
VITERBO- L’eccellenza made in Italy del pecorino romano DOP è in pericolo, il Consorzio di Tutela ha aperto alle razze di ovini non autoctoni. E’ allarme tra gli allevatori.
La norma che il consorzio ha intenzione di modificare riguarda l’ammissione nel ciclo produttivo del pecorino romano, latte di pecore francesi, israeliane e razze meticce. L’esclusività e l’eccellenza del prodotto sarebbero in questo modo irrimediabilmente compromesse.
Secondo il Presidente della Coldiretti Mauro Pacifici il rischio, infatti, è quello di snaturare la Dop e produrre un formaggio che non ricalchi più il pregio che finora lo ha caratterizzato. La differenza tra l’uso di pecore italiane o di altra nazionalità, sta proprio nel tipo di alimentazione a cui esse sono sottoposte: le pecore francesi sono alimentate in stalle e non al pascolo come le italiane “una pecora che magia trifoglio produce latte diverso rispetto a una che mangia avena” continua il Presidente Pacifici.
Le ragioni per cui il consorzio di tutela sardo intende introdurre latte di razze non autoctone sono da ricondurre alla maggiore resa degli allevamenti intensivi molto più renumerativi e di massima resa rispetto agli estensivi. Il giro d’affari del pecorino romano dop è enorme; circa 210 milioni di euro che schizzano a 500 milioni se si analizzano i dati legati all’export.
L’uso di latte misto aprirebbe inevitabilmente ad uno scontro con gli allevatori che potrebbero scioperare e fermare la produzione. Nelle prossime settimane la decisione definitiva.

















