PD partito no-sense, Minchella: "Egidi chi? È un povero segretario di provincia..."
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Un partito allo sbando. Martina Minchella, Pd, va all'attacco di Andrea Egidi ed esprime soddisfazione per il risultato ottenuto nel comune di Viterbo dall'asse Fioroni-Serra (che però, dice, non esiste) sulla candidata Bonaccorsi.
Martina Minchella

Nel Pd è guerra aperta, ci si “spara” tra vicini di casa. Una vera e propria guerra quella tra le diverse anime del Partito Democratico. Martina Minchella, consigliera comunale di Viterbo renziana di ferro, all’indomani del flop delle primarie per le quali hanno votato circa 1.000 persone contro le 4.000 previste in città, va all’attacco della classe dirigente locale. Contro il suo segretario provinciale Egidi e contro Giulio Marini (FI). Le parole più dure però sono contro il suo segretario provinciale che a Viterbo e frazioni ha raccolto un risultato misero, poco più di 300 voti.

 

È la vittoria dell’asse Fioroni-Serra?

“Non esiste un asse. La Bonaccorsi ha messo insieme diverse anime del partito, ma nessuna alleanza a tavolino”.

 

Non c’è un asse? C’è un altro indizio, la lettera Calcagnini-Serra a Michelini..

“Le alleanze si fanno sulle cose da fare, se ci sediamo e ne parliamo è un altro conto. Se c’è questa volontà noi non ci tiriamo indietro”

 

Gli egidiani non sono andati tanto bene, invece, che ne pensi?

“Egidi chi?”

 

Andrea Egidi e Gianni Cuperlo

Quindi anche Mazzoli-chi e Panunzi-chi?

“No, loro sono rappresentanti istituzionali non mi permetto”

 

E invece Egidi…

“È un povero segretario di provincia”.

 

Perché?

“Perché io il segretario lo farei in un altro modo, ma va bene lo stesso”

 

Con questo clima non avete paura di qualche scherzetto a livello nazionale dai vostri compagni sul governo Renzi? Insomma nel Pd siete capaci davvero di tutto..

“Io sarei andata al voto, ma non ci sono state le condizioni. Insomma subiamo la staffetta, ma se Renzi imprime velocità all’Italia va bene. È un rischio, ci vuole coraggio”.

 

Torniamo a Viterbo, Marini ha detto che siamo tutti schiavi del Pd perché sono state usate sedi pubbliche per le primarie..

Giulio Marini

“Non è la prima volta che vengono usate per attività politiche. Dal 2007 le usiamo per le primarie, lo abbiamo fatto anche quando lui era sindaco. I luoghi sono messi a disposizione delle comunità. Se domani mattina Fratelli d’Italia ne avesse bisogno non penso venga negata. Insomma ha perso un’occasione per tacere”.

 

Insomma Marini rosica perché vorrebbe un partito per fare le primarie?

“Le poteva fare, le aveva chieste Chiara Frontini quando era ancora nel Pdl, ma non sono mai state fatte e Giulio Marini era uno dei coordinatori. Non rosica, ma insomma… Poi criticare questo significa utilizzare in maniera strumentale un momento importante per il Pd che si è dimostrato forte nella città”.

 

Adesso non esageriamo, appena 1000 voti in tutto il comune non sono proprio un successo..

“È un dato, che in un momento come questo nel quale c’è disaffezione, è comunque un buon risultato. Certo possiamo fare meglio e non ci possiamo sedere”.

 

L’intervista è andata in onda su Radio Verde durante Sbottonati del 17 febbraio 2014 ed è stata realizzata insieme a Roberto Pomi.

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Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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