

Pd, la carica dei trentenni. Le elezioni del 5 giugno in 21 comuni della Tuscia hanno fatto emergere un qualcosa di nuovo in casa
dem, qualcosa su cui forse vale la pena fermarsi un attimo a pensare.
E’ l’avanzata di una generazione, che cresce mentre la vecchia guardia del partito in diversi comuni cede. E spesso neanche il bacio dei big
è riuscito a fermare il tempo, le cose. Molti lettori avranno negli occhi uno scatto della campagna elettorale che ritrae Luciano Cimarello con ai lati i pesi massimi Giuseppe Fioroni ed Enrico Panunzi.
Non sono stati sufficienti questi puntelli per impedire che il “grande Luciano”, considerato uno destinato alla riconferma, non venisse giù. E’ crollato per trenta miserabili voti, inforcato dalla volpe socialista Massimo Paolini. Un percorso quello di quest’ultimo che ha iniziato a camminare sul colle del cupolone di Santa Margherita da un paio d’anni con l’associazione Il Melograno. E chicco dopo chicco ha accumulato una dote di consensi utile per sposare, per i prossimi cinque anni, Montefiascone.
Non è riuscito a fermare il vento di Paolini con le mani neanche il governatore del Lazio Nicola Zingaretti. Altro peso massimo venuto a
baciare Cimarello, senza portare grande fortuna. E Zingaretti è andato a vuoto anche a Orte, dove il candidato di coalizione (non tesserato
Pd) Angelo Ciocchetti ha dovuto farsi bastare il secondo posto, valevole come abbonamento per i prossimi cinque anni nella palestra
dei banchi d’opposizione. L’abbraccio di Fioroni e Panunzi non ha garantito la vittoria neanche a Domenico Tarantino (745 voti),
candidato a Soriano e arrivato terzo. Qui ha vinto l’uscente di centrodestra Fabio Menicacci. Ma il dato interessante è il secondo
posto di Devid Centofanti, che ha corso senza spalle coperte dai maggiorenti arrivando comunque a quota 1302 preferenze. In sostanza ha
quasi bissato Tarantino, che ne esce con le ossa rotte.
Torniamo al caso Montefiascone, perché c’è della ciccia. La più votata della lista Cimarello è risultata essere la giovanissima Giulia De
Santis. Prima esperienza nell’agone politico e 600 voti conquistati. Subito dopo un’altra ragazza, già assessore nel Cimarello Uno, Giulia
Moscetti (439). Bene anche Piergiorgio Medori 332 voti. Il tutto là dove le vecchie colonne hanno perso consenso: Mario Trapè si è fermato a 343 voti, Nando Fumagalli a 274 e l’altro Trapè, Renato, a 216. In pratica sono stati bissati o superati di tre volte, a seconda dei
casi.
Poi c’è Vetralla, dove i democratici proiettano “Il Sorpasso”, mandando a casa Sandrino Aquilani. Anche qui c’è fermento con il
trentenne Enrico Pasquinelli che batte di qualche spanne in preferenza il luogotenente Pd Carlo Postiglioni, 339 voti il primo e 306 il
secondo. Sfondano anche Simona Sanetti (277) e la spunta Diana Ghaleb
(183 preferenze).
Si impongono con capacità i giovani sindaci di Bassano Romano e Oriolo Romano. Nel primo caso Emanuele Maggi riesce a battere l’ostico sfidante del centrodestra Carlo Pellegrini, partita tutt’altro che facile. Nel secondo Emanuele Rallo arriva a dama con grande accuratezza. In sintesi qualcosa s’è mosso e delle figure nuove hanno conquistato uno spazio dentro al partito, grazie al consenso.
E’ iniziata una rottamazione controllata? Di certo si tratta di una roba che Renzi probabilmente non disdegnerebbe.

















