Pd, "fioroniani" e resto del partito sempre più lontani. Sulle amministrative vince la linea Egidi: "No a inciuci con pezzi delle destre"
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Il Partito Democratico decide la prospettiva in cui muoversi per le amministrative che riguarderanno a giugno 21 amministrazioni comunali della Tuscia, a cui potrebbe aggiungersi il comune capoluogo. Vince l'unione delle anime, che mettono la prospettiva dei "fioroniani" in minoranza.

All’interno del Partito Democratico siamo alla “Guerra dei Roses”. Oggi importante decisione presa all’interno della direzione del partito. Decisa la linea dei democratici sulle prossime amministrative ed espressa una posizione chiara anche sulla crisi del Comune di Viterbo.

Approvato con 28 sì, dei membri appartenenti alle varie “famiglie” democratiche, e 2 no, dei “fioroniani” Alvaro Ricci e Luisa Ciambella, il documento inviato una decina di giorni fa ai membri della direzione dal segretario provinciale Andrea Egidi. L’atmosfera in casa dem è infuocata. E la rottura tra “fioroniani” e resto del Partito Democratico viterbese emerge con tutta la sua forza. In tutto gli aventi diritto al voto alla direzione provinciale sono 49.

La settimana inizia tutta in salita. Con la direzione che, riunita lunedì pomeriggio nella sala conferenze di Palazzo Gentili, mette in evidenza un clima da separati in casa. Sancita di fatto una situazione netta. All’interno del partito provinciale i “fioroniani” sono minoranza e l’unione di tutte le altre scuole di pensiero – panunziani, sposettiani, serriani, renziani – giocano il ruolo della maggioranza. Facce tese, nonostante le parole distese del segretario.

E’ quest’ultimo, nel suo discorso d’apertura, a illustrare la linea da tenere nelle amministrative di giugno. Momento elettorale importante che interessa 21 comuni e potrebbe riguardare, lo scopriremo a breve, anche il comune capoluogo. E proprio sulla crisi di Palazzo dei Priori arriva una notizia: l’incontro romano tra i vertici viterbesi del partito e i big nazionali Lorenzo Guerini e Riccardo Tramontana e il segretario regionale Fabio Melilli slitta a mercoledì.

Egidi parte dalla prospettiva nazionale del Pd: “Nessun fantomatico Partito della Nazione, la linea del partito renziano è quella di allargare il Pd e puntare al dialogo con le forze di area centrosinistra”. Duro l’affondo su Moderati e Riformisti, forza politica viterbese tenuta a battesimo da pezzi del Pd locale e ben vista dall’ala “fioroniana”.

“Va evitata la tentazione di trasversalismi e alleanze che poco hanno a che vedere con culture politiche, sensibilità e programmi omogenei ma che rischiano di generare operazione di pura e semplice gestione del potere – dichiara Egidi, parafrasando il testo del documento -. Occorre immaginare un’operazione più complessa e difficile rispetto alla nascita di movimenti frutto di aggregazioni di gruppo politici che già hanno svolto una funzione politica in molti centri della Tuscia, spesso da formazioni di centrodestra.

Il fatto più preoccupante è che gli stessi movimenti sia nati grazie a un impegno incessante di settori del Pd. Questi movimenti rischiano di fare implodere il Pd”. E la nascita di Moderati e Riformisti viene vista come la causa della crisi al Comune di Viterbo. Crisi che, nelle parole del segretario che racconta il documento, può essere risolta solo da Michelini.

Finita l’esposizione di Egidi inizia la controffensiva “fioroniana”. A incarnarla è Tiziana Lagrimino che sposta il discorso su tutta una serie di faccende burocratiche e di gestione della federazione provinciale. Federazione che viene accusata dalla stessa Lagrimino di non essere trasparente e non rispettosa delle regole. Affondo anche sul circolo Pd viterbese, qui l’accusa della Lagrimino riguarda 166 tessere non passate dal circolo. Vengono sollevate anche questioni sull’approvazione dei bilanci del provinciale.

Alla fine il voto. Morale della favola il Pd sembra sempre più piccolo e non sufficiente a tenere insieme le due anime del partito viterbese. Il voto stronca la prospettiva di un lavoro nei comuni che vanno al rinnovo puntando ad allargare il Pd con la stampella dei Moderati e Riformisti. La parola d’ordine è: “Nessun inciucio con le destre”.

 

 

 

 

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