
VITERBO – I “frontiniani” sbarcano a Palazzo Gentili e lo fanno eleggendo due consiglieri: Umberto Di Fusco e Maria Rita De Alexandris. Ci arrivano in una situazione di stallo sostanziale dettato dal pareggio tra i due blocchi canonici della politica: 4 consiglieri di FdI e 4 del Partito Democratico.
Volendo configurare una maggioranza di centrodestra i numeri sarebbero questi per Romoli: 4 FdI più 2 di Fratelli d’Italia. L’opposizione peserebbe esattamente 6: 4 Pd più due civici frontiniani. In qualche modo i voti degli unici civici entrati nel palazzo sembrano essere fondamentali per definire una maggioranza. Sia nel centrodestra: FdI+FI+civici; che peserebbe 8 voti; sia nel centrosinistra: Pd+FI+civici sempre con 8 voti. Ricordiamo che i consiglieri provinciali in totale sono 12.
Una posizione che di fatto aumenta la significatività del movimento di Chiara Frontini. Ma cosa emerge di altro da questo voto?
Da Palazzo dei Priori (scheda verde, unico comune di fasce E è Viterbo) sono arrivati 18 voti, ne sarebbero dovuti arrivare 19: 18 consiglieri più la sindaca. Scorrendo il voto dei consiglieri viterbesi (unici che hanno usato la scheda verde) emerge che uno non ha votato (Claudio Ubertini). Un voto è mancato al blocco civico ma c’è una scheda nulla. Forse qualcuno ha sbagliato o ha voluto annullare la scheda? Poi c’è un voto in più per Forza Italia che ne ha presi due. Uno probabilmente è Elpidio Micci ma l’altro? Forse Bruzziches? Forse Chiatti? Un voto in più anche per Fratelli d’Italia. Anche qui forse Bruzziches? Forse Chiatti? E chi è che ha fatto scheda nulla?
Quindi da Viterbo il Patto Civico ha ottenuto un consenso compatto meno un consigliere. Sua la scheda bianca? Ha votato per altri? Però ha anche incassato undici voti dalla provincia: 6 da comuni in fascia A, 2 da comuni in fascia B, 3 da comuni in fascia C.
Un risultato positivo soprattutto perché arrivato in un clima da forche caudine con cui il Patto Civico ha dovuto affrontare il tutto, con la sua leader interessata da un’indagine divampata sulla stampa locale e trasformata in alcuni ambienti in un processo sommario dalla scontata colpevolezza con tanto di richiesta di dimissioni. Una sorta di edizione in salsa viterbese dei modelli “democratici” sudamericani, che evidentemente hanno i loro follower anche nella città dei papi.


















