
VITERBO – Le case d’asta vendono ogni anno molti pezzi storico-artistici a prezzi a volte da capogiro ai collezionisti. Vasi etruschi che vengono battuti anche a centinaia di migliaia di euro, quadri del Rinascimento, affreschi strappati da palazzi storici e chiese. C’è di tutto alle aste. E le case d’asta non sono solo in Italia, dove sicuramente sarà tutto a prova di bomba per quanto riguarda il rispetto delle leggi. Si trovano anche in altri Paesi del mondo dove magari qualche sgarro alle regole può capitare. Sta di fatto che l’Italia è depredata da decenni. Ci domandiamo se Viterbo sia mai stata depredata.
Da Palazzo Spreca sono spariti e venduti all’asta gli affreschi. Magari sono finiti sul mercato delle aste anche altri affreschi strappati da altri luoghi della città dei papi. Sta di fatto che bisogna prestare molta attenzione perché vasi antichi, quadri, strappi d’affresco sono cose che valgono tanto e i soldi possono tentare e fare girare la testa.
C’è un patrimonio pubblico che appartiene a tutti i cittadini da controllare attentamente. A volte ci sono situazioni fragili che rischiano di fare vacillare i controlli. Quanto accaduto negli ultimi decenni al Museo Civico Rossi Danielli comporta sicuramente dei fattori di rischio. Parliamo di un meso che da lunghissimi anni è privo di direttore, una figura fondamentale anche per il controllo.
Da quanto siamo riusciti a capire anche gli inventari non vengono fatti da tempo e, da quanto ci risulta, da molto nessuno si è preso la briga di riscontrare se c’è tutto o meno. Abbiamo scoperto nei mesi scorsi che per tanti anni commercianti in affitto in locali comunali non hanno pagato gli affitti. Nessuno gli ha ancora detto niente. Qualcuno ha rubato alla collettività. E se fosse accaduto anche sui nostri beni storico-artistici? Non sarebbe non solo opportuno ma necessario controllare, dopo tanti anni di leggerezza, anche quel patrimonio dei viterbesi che si trova al museo di piazza Crispi?
Quantomeno sarebbe opportuno che Palazzo dei Priori inizi a porsi il problema, comprenda che il tema è d’interesse collettivo e quindi si attivi per dare una risposta in maniera da potere dire ai viterbesi: dopo tanti anni che nessuno l’ha fatto abbiamo verificato e tutto è in ordine. A quel punto potremmo tirare un sospiro di sollievo e capire che siamo una città di persone oneste dove nessuno si è approfittato di una situazione fragile che poteva lasciare spazio a qualche “sottrazione” di materiale. Chiedere una verifica crediamo sia diritto di un giornale che vuole difendere il territorio e gli interessi dei cittadini. Magari anche la Soprintendenza potrebbe fare qualche domanda, chiedere qualche documento e andare ad accertare che tutto sia in ordine. Poi magari sarebbe anche ora di nominare un nuovo direttore oltre che riscontrare l’inventario e farne uno nuovo.

















