
CIVITA DI BAGNOREGIO – Forse la più coinvolgente processione del Venerdì Santo nella Tuscia. La Passione di Cristo a Bagnoregio è uno spettacolo che meriterebbe un volo intercontinentale. Almeno quattro secoli di storia e una cura del dettagli unica, capace di rinnovarsi costantemente degli anni nel segno dell’autenticità.
Tutti gli anni, da più di 400, nel pomeriggio del Venerdì di Pasqua il crocifisso ligneo di Civita esce dalla chiesa di San Donato, cuore del suggestivo borgo sospeso tra i calanchi della Teverina, e arriva a Bagnoregio. Per tutti questi secoli, finita la processione, quel miracolo e mirabile crocifisso ha sempre fatto ritorno a Civita. Tutti gli anni che ci è dato conoscere, tranne uno: il 1963.
Nel marzo infatti, prima della Santa Pasqua, le piogge fecero crollare il ponte di Civita. Il borgo era accessibile attraverso una scala scavata nell’argilla a ridosso dello sperone di tufo. Una situazione “eroica” che caratterizzò la vita di un centinaio di persone che continuarono a vivere a Civita, inesorabili nel loro amore per il proprio paese. Ogni civitonico, in quel periodo, si muoveva con due paia di scarpe: uno indossato per salire e scendere le scale di creta e l’altro per vivere sulla terraferma. Quella Pasqua anche il Crocifisso ligneo dovette passare per quelle scale, sostenuto dai fedeli con devota cura. Tutti convennero però sull’impossibilità di ricondurlo di notte su per quell’impervio e scivoloso punto d’accesso e accettarono di custodirlo in una chiesa di Bagnoregio. Alla mattina, di buon’ora, venne però riportato a casa nella sua Civita.



















