
VITERBO- “Leggere ti fa vivere tante altre vite oltre la tua” dicevano. E avevamo ragione.
Un viaggio si fa con una valigia, una cartina geografica in mano e un biglietto aereo, ma si fa anche seduti su un prato verde o su una comoda poltrona con un gatto che fa le fusa ai tuoi piedi. In questa vita frenetica e piena di velocità, fermarsi a sfogliare un libro è un grande lusso che tutti dovrebbero imparare a godersi. La Fune decide di iniziare un piccolo percorso fatto di parole libere, di piccole recensioni e consigli su libri che possono fermare il tempo. Anche solo per mezz’ora.
Restare. Questa è la parola che inaugura l’inizio di questo cammino tra le parole. Restare con qualcuno, restare fedeli a se stessi, restare in un posto, restare a bocca aperta.
“Magari domani resto” di Lorenzo Marone insegna a restare fermi in un punto, in un pensiero, in una città che di facile non ha proprio nulla.
Luce è la protagonista di un libro colorato proprio come i Quartieri Spagnoli di Napoli dove il romanzo è ambientato. Capelli corti da maschiaccio, jeans, anfibi, Luce è una giovane che è rimasta bloccata in una realtà composta da una famiglia complicata, da un amore bastardo e da un lavoro poco soddisfacente. Ma Luce resta. Resta perché sa che al di là di questa vita complicata c’è qualcosa per cui vale la pena “svegliarsi la mattina”.
Gli incontri improvvisi sono l’anima di questo libro che danno una svolta alla storia, che mettono quel brio che smuove i fatti.
Luce non è la classica eroina a cui tutti siamo abituati. Ha trent’anni, vive da sola in un vicolo napoletano tutt’altro che sicuro e non veste in tailleur come il clichè del giovane avvocato rampante vuole. Marone non ci offre solo una panoramica sulla realtà napoletana, sulle scelte del giusto e dello sbagliato e sulla coscienza e morale che ognuno di noi custodisce nel proprio cuore. L’autore ci porta anche a riflettere su altre costanti, su altri corollari dell’esistenza. Sul desiderare di andare in tribunale con i jeans e gli anfibi, senza un filo di trucco. Proprio come Luce. Luce libera dalle convenzioni, libera come la Napoli che Marone dipinge a pennellate forti, libera come la tenacia che contraddistingue i vicoli in cui si dipana la vicenda.
«[..] Allora anche le cose brutte sono racchiuse in una parentesi, perché pure loro passano. Se c’è una cosa che la vita mi ha insegnato, è che non esistono parentesi tonde o quadre, nessun inciso o intervallo, le cose, belle o brutte che siano, te le trovi all’improvviso davanti, quando vai a capo, e forse è una fortuna, perché altrimenti basterebbe evitare le parentesi per condurre una vita serena. Solo che a salvare gli incisi la frase si accorcia e giunge presto al punto finale. [..] Mi dispiace contraddirti, ma non credo che siamo solo quello che abbiamo vissuto. Il nostro trascorso può intaccarci fino a un certo punto, ma c’è una parte che resta sempre integra, sempre nuova, pronta a ripartire e a indicarci altre strade. E’ dentro ognuno di noi, anche se molti nemmeno sanno di possederla, e sta li in attesa di essere utilizzata per qualcosa di straordinario»

















