
di Giulia Benedetti
Non pensiate, leggendo il titolo o osservando la copertina di questo romanzo, che questo sia un libro di genere romantico- erotico in stile “Cinquanta sfumature di grigio”. Non fatelo, altrimenti cadreste nello stesso errore commesso dai poliziotti che, interrogando Ivan Sciarrino, hanno l’audacia di chiedergli:
“Lei è come Grey delle Sfumature, vero?”
“No, tutto l’opposto. Lei davvero crede che le donne siano così… semplici?
Be’, allora è la vittima ideale. La distruggeranno.”
Essere “L’innamoratore” secondo Stefano Piedimonte è altro.
Essere un “innamoratore”, infatti, non significa soddisfare i piaceri carnali delle donne. Il lavoro di Ivan, il protagonista della storia, è molto più complesso. I suoi clienti lo pagano per far innamorare le donne, quelle dei propri avversari o le proprie, per trovare un pretesto per chiedere il divorzio.
Non è un uomo oggettivamente bello o affascinante, non è ricco, né famoso, ma sa come attirare l’attenzione di una donna, sa come corteggiarla e ammaliarla e, soprattutto, sa come ottenere ciò che vuole.
“La parità dei sessi non è mai esistita, l’uomo è ontologicamente un servo, andava a cacciare e portava il cibo alla propria donna, rischiando la vita, soltanto perché lei continuasse semplicemente a esistere. Poi le cose sono cambiate, ma è stato un trucco, una messinscena. Quando una donna trova un uomo così, sente di nuovo il battito dei tamburi. Riscopre la verità. Capisce che fino a un secondo prima è stata vittima di un inganno.”
“E come… come lo capisce?”
“Dagli occhi con cui la guardi. Lo capisce dagli occhi. E da tanti altri piccoli gesti, che però da soli non servono a niente.”
Inizialmente, attraverso le foto delle sue vittime, le studia, le osserva, le “ascolta” per trovare qualcosa, un dettaglio, un difetto, un particolare che le contraddistingua, che gli riveli la loro personalità, magari un segreto. Nel caso di Soraya D’Abundo, l’ultima delle sue malcapitate, sono la fragilità e l’incertezza celate dietro un tatuaggio.
Attraverso queste piccole crepe, Ivan s’infiltra nella vita e nel cuore delle donne, innamorandosi a sua volta, ogni volta. Crepe, fragilità, debolezze ed incertezze che tutti dobbiamo affrontare quotidianamente e con cui convivono i personaggi del romanzo. L’innamoratore in primis, che riesce a conquistare qualsiasi donna, ma, paradossalmente, non ha un dialogo con la sorella da molto tempo, nonostante lei lo contatti spesso attraverso telefonate e mail che non ottengono mai una risposta.
Soraya, che vive con un marito che alimenta la sua insicurezza non considerandola, dandola per scontata, tagliandola fuori dalle questioni importanti, come se lei non contasse nulla.
Tra le molteplici tematiche che compongono il romanzo si aggiunge poi il mistero: chi ha tentato di uccidere Ivan? E, soprattutto, perché Soraya è scomparsa?
Tra flashback, email, pedinamenti e colpi di scena, la scrittura di Stefano Piedimonte scorre fluida, incisiva nella sua semplicità, ma senza incorrere nella banalità o nell’eccessivo romanticismo che si possono incontrare nei romanzi più “commerciali”.
La trama è originale, nuova, spesso realistica, nonostante qualche colpo di scena inaspettato che sembra uscito da un film d’azione o dalla serie tv “Gomorra”. Sa appassionarti, catturarti, farti palpitare e piangere grazie ai suoi personaggi unici, all’ironia e al suo intreccio che ti sorprende, ti sconvolge proprio quando pensavi di aver capito come sarebbe andata a finire la storia.
Sembra quasi che Ivan Sciarrino, con la sua personalità e il suo savoir-faire, abbia trasmesso le sue capacità al libro fisico, espandendosi nella vita reale, rendendoci le prossime vittime del fatale innamoratore.


















