Parole Libere- "Non si dice che le persone che amano il verde sono concrete?"
Libri-1030x615
aiac_banner_02
In questa domenica conosciamo "La signora in verde" Arnaldur Indridasonn, romanzo psicolgico della letteratura islandese moderna. Buona lettura!

“Appena prese l’osso dalle mani della bimba, che era seduta per terra e lo masticava, si accorse che era umano”.

Con queste parole inizia “La Signora in Verde” di Arnaldur Indridasonn.

Questo è l’inizio del primo capitolo, che da l’idea di una storia che nasce da pochi indizi per trovare a chi appartiene uno scheletro rinvenuto in un terreno vicino Reykjavík. Le ricerche del commissario Erlendur sono approfondite e abbracciano eventi e famiglie che sono vissute in quel posto nel giro di quasi un secolo a partire dal 1910, quando una lontana cometa di Halley rappresentava per i contadini come una sorta di fuoco distruttore a tal punto che valeva la pena concedersi ai piaceri della carne, tanto la fine del mondo era alle porte. Una brutta storia che porta dietro i segni di sofferte fanciulleze e di uomini cresciuti con l’odio dentro, alimentato dalla perdita del buon senso e della bontà, proprio come gli orchi dei fratelli Grimm si insediava e attecchiva la fine dei sentimenti, dell’amore e del rispetto.

Il filo conduttore è davvero ben costruito, si intrecciano le storie del passato con il presente attraverso flashback inquietanti e scalpitanti. Tutte le storie hanno come tema dominante le violenze domestiche perpetrate contro le donne, come una forma di prosieguo naturale di chi ha vissuto una vita fatta di violenza a sua volta, come se la violenza e l’abbrutimento rappresentano le uniche conoscenze di sentimento necessarie per poter vivere e amare gli altri.

Con Arnaldur anche l’Islanda ha il suo scrittore che spicca per i gialli costruiti con scenari legati a questa nazione che sa tanto di gelido mare, di rovi ricchi di ribes ottimi per marmellate superbe e di brughiere sconfinate al vento. Ma soprattutto perché il giallo si tinge di tinte psicologhe di un certo spessore.
“La signora in verde” rappresenta il secondo episodio della numerosa serie dedicata al commissario cupo e depresso Erlendur Sveinnson.

“Alla fine ti vergogni di essere la vittima di un uomo così; sparisci, ti chiudi in una solitudine totale e impedisci a chiunque di entrare nel tuo mondo, anche ai tuoi figli, perché non vuoi che nessuno si avvicini, meno che mai loro. E rimani lì ad aspettare la violenza successiva, che arriva all’improvviso; lui è pieno di odio per qualcosa che non capisci nemmeno cosa sia, e tutta la vita è solo un’infinità attesa prima di un nuovo maltrattamento. Quando arriverà? Quanto farà male? Cosa l’avrà scatenato? Come poterlo evitare? Più cerco di compiacerlo più lui mi disprezza. Più mostro sottomissione e paura, più lui accumula odio nei miei confronti. E se mi ribello non faccio mai la cosa giusta. Mai.”

lafune_800 x 120
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

ance
CAMCOMRIVT-banner-web-300x150
400 Confartigianato
CNA 300x300
Fune 300x300
Foto Fisioterapy Center
monastero interno
Masicar300x300-optimize
TdP_Inalazioni
Onda
asvis 2
aiac_banner_01
domenicale post
Jeep_Compass_apex_300x300_200
POST FB 01
lafune_300 x 600