Parole libere, "L'ultimo viaggio di Sindbad" raccontato da Erri De Luca
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I libri di Erri De Luca sono spesso piccoli scrigni con poche pagine, sintetici nella loro saggezza. In quelle poche pagine ci raccontano un mondo. La recensione di oggi ce la invia una nostra lettrice, Sara Balzerano che ripone nei libri passione, fiducia e devozione. Scopriamo insieme "L'ultimo viaggio di Sindbad" e tocchiamo con Erri De Luca e con Sara un tema oggi molto scottante.

di Sara Balzerano

Una nave al suo ultimo viaggio e un capitano dal nome di favola e dall’animo inspessito dal sale, dal sole e dall’umanità; un animo rovesciato, con il dentro al posto del fuori, a prendersi le botte, i graffi, le ferite. Un contorno fatto di tempo che non esiste e di spazio che si muove, finisce e ricomincia, perché il mare «è il posto dove le terre smettono, non ce n’è più e tutto il mestiere sta nell’arrivare dove cominciano di nuovo».

Erri de Luca, in questa piccola opera di teatro, ha scelto di narrare un tema che gli è molto caro, quello del viaggio, della migrazione, dell’andare. Per professione, per necessità, per avventura.
Ma il Sindbad raccontato dallo scrittore partenopeo non si imbarca con mercanti o esploratori. Egli parte perché questo è il suo lavoro e carica uomini perché questi non hanno la scelta di poter restare.
E di loro non sappiamo nulla, né un nome, né una descrizione. Solo un accenno di storia, che però non basta, che andrebbe bene per qualsiasi persona presa a bordo in una stiva di nave, di notte, ammassata insieme ai propri simili in un sottocoperta chiuso in se stesso, che verrà aperto per un’ora al giorno o quando i morti dovranno essere gettati in mare. Perché ci sono morti, in questa storia; perché Sindbad ha un nome da favola, ma il peso di una vita liquida, mescolata per forza di vento e di corrente, a tutte le altre.

Una prosa secca, quella di Erri De Luca, da vero artigiano di parole, da uno che, davanti al legno della narrazione, con i movimenti sgraziati della pialla e dello scalpello, riesce, comunque, a creare poesia. C’è un nostromo che puzza di aglio e dei satelliti da cui nascondersi che tentano di gettare l’ancora di quest’opera in una realtà netta e definita. Ma il capitano è stato fuochista a inizio secolo, quando gli italiani partivano a cercare futuro a un oceano da casa; ha conosciuto Giona, il biblico mercante di colombe; ha viaggiato insieme a Paolo di Tarso, «un matto buono», lo descrive, uno che «che sapeva calmare, non le onde ma noialtri dentro le tempeste».

E calmare i migranti sarà proprio quello che farà Sindbad, alla fine del viaggio, quando l’incertezza del destino di tutti, la voglia non soddisfatta di sapere se la scelta tra il restare e l’andare ha avuto davvero ragione di essere, accompagna anche chi sta dall’altra parte del foglio. Ma nel bilico tra la vita e la morte, ci sarà forse una fiaba a far intravedere la luce, narrata dalla voce di una Sheherazade, dal nome di favola ma dall’animo rovesciato a prendersi le botte, i graffi e le ferite. Anche quelle che non gli appartengono.

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Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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