
«Suo padre si era sbagliato: la funzione degli intellettuali della sua generazione era stata garantire che qualcuno sapesse davvero le cose e che il futuro sarebbe stato migliore. Invece adesso la conoscenza appariva un imbroglio.»
Giovanni Prospero, settantadue anni ex professore in pensione, è stato il primo. La sua colpa? Aver citato Spinoza in un talk show in cui, tra l’altro, è stato immediatamente rimbrottato dal Primo Ministro degli Interni. La sua condanna? Morte per un’aggressione a suon di bastonate, pugni e calci innanzi all’ingresso della sua abitazione.
Un decesso che, come potrà constatare la figlia Olivia, da anni trasferitasi in un paesino vicino Londra dove lavora come pasticcera e in cui intrattiene una relazione clandestina con un giapponese sposato, verrà ben presto archiviata e gettata nel dimenticatoio con la sentenza irrevocabile che la vittima celava in realtà le spoglie del colpevole perché provocatore, perché fomentatore con parole, concetti troppi difficili per le masse, elucubrazioni incomprensibili, semplicemente con quella cosa chiamata cultura mixata a quell’altra qualità appellata come intelligenza.
Da qui la necessità di un censimento di tutti questi cattivissimi intellettuali che hanno sempre avuto tanto a discapito del popolo.
È da queste premesse che ha inizio “Il censimento dei radical chic” ultima fatica di Giacomo Papi, autore che negli anni ci ha abituati alla sua penna ironica e sarcastica ma immancabilmente capace di descrivere e evidenziare i paradossi dell’essere umano. Tuttavia, nonostante ciò, di fronte a quest’ultimo lavoro non possiamo che restare colpiti da una inarrestabile sensazione di dejà vu, da una sensazione di familiarità esasperante, da una profonda amarezza innanzi a quella che è diventata la società attuale.
Perché pagina dopo pagina, battuta dopo battuta, quello che leggiamo non riesce proprio a sembrarci soltanto un libro da tenere sul comodino o da leggere nelle ore libere. Al contrario, anche se interrompiamo la lettura, anche se la ultimiamo, anche se la accantoniamo perché non ci è piaciuta, questa continua a picchiettarci nella mente come un martello pneumatico.
Perché questo elaborato fa una sintesi cruda e nuda di quelli che sono gli avvenimenti politici che vedono protagonista la penisola italiana degli ultimi anni e in particolare dall’avvento dell’attuale esecutivo. Ci pone innanzi al fatto compiuto, facendoci ridere ma anche preoccupare con la riflessione che successivamente al sorriso si apre in noi. Non nascondo, inoltre, di aver rivisto in alcuni passaggi retaggi di opere quali “1984” di Orwell o “Fahrenheit 451” di Bradbury che in passato, alla loro pubblicazione, venivano considerate fantascienza a dispetto dell’attualità odierna. Il libro si legge con fluidità e si assimila con parsimonia.
Indipendentemente dalla fazione politica di appartenenza, l’invito è quello di avvicinarsi allo scritto con un atteggiamento di apertura mentale perché l’autore ci mostra una realtà scomoda, che può far storcere i nasi o risultare essere provocatoria ma che può anche ampliare la prospettiva. Per comprendere quel che sta accadendo, per evitare di commettere, ancora una volta, gli stessi – se non peggiori – errori.


















