Parco di Valle Faul, countdown per l'apertura. A chi intitolarlo? Luigi Petroselli
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Il collaudo dell’opera è stato effettuato con esito positivo: ora si attende solo che quel prezioso documento arrivi negli uffici competenti per tagliare ufficialmente il nastro e spalancare i cancelli. È l'ultimo atto burocratico prima che il parco diventi, a tutti gli effetti, la "casa" dei viterbesi.

VITERBO – Viterbo cambia volto, e lo fa guardando al futuro. È ormai pronto, incastonato tra il dinamismo di via San Paolo e la maestosità delle mura medievali di Porta Faul, il nuovo parco pubblico che promette di diventare il vero fiore all’occhiello della città. Un’opera che non è solo una distesa di prato, ma un tassello fondamentale di quella visione urbanistica che i viterbesi invocavano da tempo: uno spazio moderno, vivo, pensato per respirare e per muoversi.

Davanti al Mc Donald, dove fino a ieri c’era il vuoto o l’anonimato, oggi sorge una struttura all’avanguardia. Campetti da calcio, campi da basket tirati a lucido: l’area è un invito irresistibile allo sport e alla socialità per ragazzi e famiglie. È il volto di una Viterbo che finalmente prova a uscire dall’immobilismo per offrire ai propri cittadini, specialmente alle nuove generazioni, un luogo dove poter passare il tempo libero in una cornice di decoro e bellezza.

Il collaudo è fatto, ora manca solo l’ufficialità

Mentre tutto è già pronto e le recinzioni delimitano quello che sarà un nuovo punto di aggregazione, a Palazzo dei Priori la pratica è in dirittura d’arrivo. Il collaudo dell’opera è stato effettuato con esito positivo: ora si attende solo che quel prezioso documento arrivi negli uffici competenti per tagliare ufficialmente il nastro e spalancare i cancelli. È l’ultimo atto burocratico prima che il parco diventi, a tutti gli effetti, la “casa” dei viterbesi.

Una sfida aperta: come chiamarlo?

E qui sorge la questione, tanto affascinante quanto simbolica. Un parco così bello, così centrale e così atteso, non può restare un’entità senza volto. Non può essere solo il “parco di via San Paolo” o “quello davanti al Mc Donald”. Una città che cresce ha bisogno di dare un’identità ai suoi luoghi, di legarli alla sua memoria storica, alla sua gente. Ci siamo chiesti: a chi intitolarlo? La risposta, forse, era già scritta nel destino di questo luogo.

Il richiamo di Pianoscarano: perché non intitolarlo a Luigi Petroselli?

Nei giorni scorsi, proprio sulle pagine de Il Domenicale di La Fune, abbiamo dedicato un lungo e commosso approfondimento alla figura di Luigi Petroselli. Il grande sindaco di Roma, il viterbese che seppe guardare al mondo con gli occhi di chi non dimentica mai da dove è partito.

Petroselli non fu solo un amministratore; fu un visionario che pose al centro del suo agire la convinzione che le città dovessero essere pensate per far vivere bene le persone, partendo proprio dalle periferie, dai quartieri popolari, dal tessuto vivo della comunità. E c’è una coincidenza che ha il sapore del segno del destino: Luigi Petroselli nacque a Pianoscarano, proprio a pochi metri di distanza da quest’area. Avrebbe molto senso intitolare questo moderno polmone verde – incastonato tra il suo borgo d’origine e la città che tanto amava – proprio a lui.

Unire il nome del figlio illustre della Tuscia a un luogo di sport, gioco e aggregazione sociale sarebbe un omaggio che non parla solo al passato, ma che lancia un messaggio potentissimo al futuro. Siamo certi che questa proposta, lanciata pubblicamente, troverebbe un consenso vastissimo tra i viterbesi. Palazzo dei Priori ha tra le mani una grande occasione: non solo quella di aprire un parco, ma di dare una casa alla memoria di uno dei suoi figli più grandi.

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Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Angel porta un messaggio divino fra gli uomini, che non lo capiscono; o lo capiscono troppo tardi. Non lo hanno capito neppure a Radio1 Plot Machine…
Un uomo che ha capito che tutto il successo del mondo non vale quanto la possibilità di riposare all'ombra di un castagno che hai piantato con le tue mani.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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