
VITERBO – Accendere i riflettori sul Parco dell’Arcionello è la missione impossibile de La Fune. Al capoluogo della Tuscia serve oggettivamente un vero parco, i nuovi scenari aperti dal Covid-19 danno ancora più forza a questo bisogno. La politica può scegliere di rimanere sorda, non sarebbe una grande novità. Ma perderebbe l’ennesima occasione.
Nel dibattito aperto interviene Alvaro Ricci, esponente del Partito Democratico. Ma anche assessore all’Urbanistica a Palazzo dei Priori, per un breve tratto di circa un anno. Qualcosa anche lui ha masticato del sogno di un parco nel cuore di Viterbo. Durante il suo breve “regno” fece anche mettere una segnaletica di indicazione dell’accesso al parco, appena sopra la rotatoria di via Genova.
Ricci aveva creduto a quel parco, l’aveva fatto lavorando in sinergia con l’allora presidente della Provincia Marcello Meroi. Poi il nulla è tornato a occupare quello spazio aperto.
“Chi fa politica deve prendere decisioni importanti, ci vuole coraggio – esordisce Ricci -. Quando ero assessore all’Urbanistica, sono durato un anno, ho lavorato in sinergia con Meroi al Parco. Lo strumento possibile è quello di un piano integrato, con l’obiettivo di riqualificare l’intero quadrante. Se la città ha interesse che l’Arcionello diventi un parco vero allora la soluzione può essere acquistare una decina di ettari della parte finale e realizzare un’area attrezzata”.
“Il ragionamento deve essere portato avanti da Regione, Provincia e Comune ma è chiaro che è Palazzo dei Priori che deve fare il grosso del lavoro. La Regione ha fatto il suo, aprendo di fatto la strada, e ponendo i vincoli del parco naturalistico. Si riapra il dibattito in Comune, è lì che vanno definite e create le condizioni per aprire quel parco. Parliamo di un’area straordinaria, che sicuramente determinerebbe una riqualificazione di un pezzo importante di città”.


















