
VITERBO – Nell’articolo uscito nelle colonne de La Fune qualche ora fa, mi domandavo perché noi non riuscissimo a vivere di turismo. In quelle righe ho provato a individuare la causa insita nella nostra cultura, gli aspetti teorici che portavano al risultato non voluto. Con questo provo a individuare le cause pratiche.
In realtà l’idea mi è venuta parlando dell’articolo con un amico che mi ha chiesto: ”Perché li umiliamo?”. Il turismo inizia con tre P: Parcheggio, Pipì e Pappa.
Parcheggio. Chiunque di noi pianifichi un viaggio, anche corto, si preoccupa immediatamente di dove parcheggiare o in alternativa come arrivarci in treno o con il trasporto pubblico, proprio per evitare di avere problemi per la macchina. Come parcheggiano i turisti che vengono a Viterbo? Non bene. Di luoghi fisici ne esistono ma non appaiono su alcuna mappa dedicata. Anche tutti insieme non sono certo sufficienti per i sold out. Non solo. Si debbono multare i turisti? Tutti gli amministratori, da 20 anni a questa parte, hanno provato a gestire le esigenze di un turismo in crescita e il giusto desiderio di tutti noi di poter uscire dal proprio portone o dal garage.
Emblematico è il caso di Sant’Angelo di Roccalvecce che ogni domenica diventa una piccola giungla per il parcheggio selvaggio. Abbiamo un piano per 1000-2000 posti di parcheggio presto?
Pipì. Forse il problema della pipì e più sentito da me che ormai galoppo con gli anni ma mi accorgo sempre più spesso dell’umiliazione che debbono subire i turisti che entrando in un bar chiedono del bagno. Ovviamente c’è un precedente politico. Credo fosse la Giunta Arena,
proposero in consiglio di spendere i soldi della tassa di soggiorno per i servizi ai turisti e il giorno dopo, su tutti i giornali: ”I soldi nei cessi”. Che informazione illuminata! I bagni pubblici debbono essere, molti, puliti e chiaramente indicati. Abbiamo un piano?
Pappa. Le mie amiche di Viterbo Mia, servono da anni i turisti. Posizione strategica perfetta, via san Lorenzo numero 50, a due passi da piazza del Gesù. Si trovano da loro prodotti solo ed esclusivamente della Tuscia. Inutile dire che vanno fortissimo. Sono il vero osservatorio
turistico della città. Per chi fosse interessato a saperne di più, basta chiedere a loro. Ormai da tempo hanno dovuto mettere un cartello “4 alla volta”, perché a ora di pranzo si crea una folla per il panino con la porchetta. Possibile che nessuno abbia pensato allo street food?
Passeggiando in città non tutti si vogliono sedere e mangiare primo secondo e contorno. Per la suddetta età, dopo un bel pranzo ho bisogno del riposino. I turisti vogliono girare. Ci servono alcuni punti dove il mangiare sia facile e veloce. Ricordo di aver provato ad aiutare due famiglie che cercavano 7 posti per pranzo e alla fine sono tornati a Roma.
Ricapitolando: i turisti debbono improvvisarsi parcheggiatori, perché i pochi spazi disponibili non sono ben segnalati. Il rischio multa è sempre presente e a qualcuno hanno portato via la macchina dal Sacrario al tempo del mercato. Se qualcuno deve andare in bagno, deve o fare la figura dello scappato di casa o essere costretto a consumare. Per mangiare, visti i pochissimi street food e i limitati ristoranti, che chiudono comunque alle 15, i turisti sono spesso costretti a riprendere la macchina e andare via.
Che follia per una città che ha bisogno di liquidità. Per non parlare di quelli che beccano “la sonata” dell’anno. Mi ricordo, ne beccai una anni fa con un fratello e il professor Chiossi a Montalto Marina. Non sono mai più tornato, neanche al mare. Ne sto lontano. Vogliamo questo?
Noi vogliamo i turisti, di sicuro la ricchezza indotta ma nel frattempo li umiliamo per parcheggiare, per fare la pipì e per mangiare. Così non va. È colpa nostra. Sia delle amministrazioni che non fanno parcheggi e bagni pubblici, che degli imprenditori che non si attrezzano. Ma soprattutto è colpa nostra che non siamo pronti a compromessi per il turismo.
É arrivato San Pellegrino in fiore e fiumi di turismo. Come funziona il sistema turistico delle 3 P di Viterbo?


















