
IL CORNER DEL PROFESSORE – Ma la volete fare finita? Da una parte mi domando: ”Ma non hanno altro da dire o da scrivere?”. Dall’altra chiedo loro: ”Quale è il piano?” Mi sembra ovvio che ci stiamo facendo male da soli. Ma perché?
Leggo un titolo a sei colonne: “Chiude un altro negozio in centro”. Probabilmente chiuderà anche un negozio fuori le mura. Sicuramente ne apriranno altri dentro e fuori le mura. Avviene continuamente in tutte le città. Di questo particolare negozio, quello del titolone a sei colonne,
conosco sia il gestore che la storia, ma quello che sto per dire si applica a centinaia di negozi in centro.
Il gestore è proprietario delle mura. Il negozio come era nato e gestito era arrivato alla fine della corsa. Da generazioni facevano la stessa cosa e forse gli ultimi investimenti furono fatti negli anni 80. Nessuno specialista di marketing, nessuna particolare campagna di promozione. Ovviamente rigorosamente chiuso tutte le domeniche e le feste. Mai partecipazione agli eventi. In una parola sopravvivenza.
Io dico che sia meglio che abbia chiuso. Intanto prenderà l’affitto per tutta la vita e di sicuro chi pagherà avrà cura di far fruttare il proprio investimento. Sarà aperto tutte le domeniche, Natale Capodanno e Pasqua, come il Gonfalone. Sicuramente parteciperà agli eventi, anzi ne vorrà fare di propri.
Il mondo è cambiato. Il punto non è di offerta monotematica di food and beverage. C’è stata un’evoluzione inevitabile e non si torna indietro. C’è Amazon. Sono cambiate le abitudini. Non si va quasi più al cinema perché c’è Netflix. Dobbiamo capire e adattarci, non diventare reazionari. Io stesso spingo per vendere i nostri prodotti della terra in e-commerce e portare liquidità nel sistema Viterbo-Tuscia. Sarò felice quando in tutta Europa useranno l’aglio rosso di Proceno per cucinare e berranno la Cannaiola di Marta a pranzo e cena.
Le mie amiche di Viterbo Mia hanno quello che si può definire un alimentari del XXI secolo e vanno fortissimo. Il loro core business è servire il turismo ma anche molti viterbesi ci prendono il panino con la porchetta e non solo. Quando parliamo di attività privata dobbiamo lasciare che ognuno faccia i propri conti. Certo, è molto più faticoso rimettersi in gioco, cambiare merce, abitudini e target. Molto più facile lamentarsi. Però una domandina la ho per questo gruppo: “Se vedete che quello che fate non funziona, perché non cambiate qualcosa?”.
Eppure Agnese a Via Cavour, donna giovane e capace, ha deciso di aprire una sartoria e va benissimo. Oppure Leonardo a via Garibaldi apre negozio di fumetti e carte e va alla grande. Le esigenze e i canali commerciali sono cambiati. Immaginatevi negli anni 70 quando c’era un
solo telefono grigio a casa, aver previsto i tantissimi gestori o rivenditori di telefonini. Impensabile.
Quello che sarà in grande richiesta nel 2035 non è stato ancora inventato. Non credo che Agnese o Leonardo si lamenteranno, si adatteranno se necessario. Veramente non capisco il piano dei giornali e dei giornalisti. Sembra distruttivo. Ovviamente se tenessero equamente i conti, tanti aperti tanti chiusi, sarebbe almeno scientifico. Ad esempio dal 2018, anno della prima edizione di Via degli Artisti, a via Saffi hanno aperto almeno 7 attività dedicate ad arte ed artigianato e quelle preesistenti si sono evolute.
Quasi tutti le saracinesche nella parte dove c’era la via degli artisti sono aperte. Stanno anche per aprire un ufficio gestito da una DMO turistica. Non ho mai visto titoli a 6 o 4 o 2 colonne dedicate. A via Cavour c’è una alta concentrazione di negozi specializzati alla moda. Anche qui non vedo titoli. Passiamo al piano che sembrano avere tutti i giornali, tradizionali o online. Pensate che sia notizia riportare la chiusura di un negozio? Forse. Personalmente credo che un giornalista non si dovrebbe fermare al titolo a sei colonne. Potrebbe studiare trend di negozi simili in città paragonabili a Viterbo e anche quelle non paragonabili. Potrebbe mettere in relazione la proporzione-percentuale di commercio online, numero di presenze, di età target di un certo negozio o numero di nascite e cercare correlazioni con aperture o chiusure.
Come per le attività private ognuno fa i propri conti, anche i giornalisti: debbono campare. Allo stesso tempo, se il sistema Viterbo-Tuscia peggiora solamente, cosi evince dalle loro parole, presto non ci sarà nessuno che vuole fare pubblicità e quindi pagare i loro compensi. Secondo me dobbiamo stare tutti dalla parte di Viterbo che cresce e che lavora. Per primi dobbiamo andare a spendere i nostri soldi e complimentarci con chi ci crede. Lo scrivo spesso: facciamo pochi bambini e ai pochi che vengono diciamo di andare via. Quale è il piano?


















