Pandemie, Nascetti: “Se non cambiamo stili di vita questo è solo un assaggio”
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TARQUINIA - Alle spalle il lockdown che ha costretto anche lui, come tutti gli altri, a fermarsi. E così sono stati messi in pausa gli importanti progetti che vengono portati avanti al Centro Ittiogenico Marino Sperimentale delle Saline di Tarquinia, da lui guidato. 

TARQUINIA – “Il mondo di oggi è un posto ideale per il diffondersi di pandemie”. Commenta così il professore Giuseppe Nascetti, ordinario di Ecologia all’Università degli Studi della Tuscia e figura autorevole nel campo. 

Alle spalle il lockdown che ha costretto anche lui, come tutti gli altri, a fermarsi. E così sono stati messi in pausa gli importanti progetti che vengono portati avanti al Centro Ittiogenico Marino Sperimentale
delle Saline di Tarquinia, da lui guidato. 

“Fortunatamente avevamo rilasciato pochi giorni prima del lockdown gli ultimi 2mila astici allevati al largo della spiaggia di Piandispille”, ci racconta. All’interno del Centro è in corso una sperimentazione sulle plastiche nei pesci e contemporaneamente sono previste, con l’aiuto dei pescatori del litorale viterbese e di Civitavecchia la pulizia dei fondali e delle spiagge dai rifiuti, soprattutto plastiche. 

Il Covid-19 ha scosso il mondo intero ma potrebbe non essere finita qua. “Auguriamoci di non vedere una seconda ondata. Di certo il mondo globale, così come è oggi, ci mette tutti a rischio. I virus trovano l’habitat ideale. Persone concentrare in megalopoli, grandi spostamenti di massa. Cosa potrebbe chiedere di meglio un virus? Non voglio fare la Cassandra ma dobbiamo rivedere i nostri stili di vita”. Mette in guarda così Nascetti. 

Poi c’è un altro tema strettamente connesso con i tempi contemporanei e che merita più attenzione da parte della ricerca: l’inquinamento e il suo possibile legame con la diffusione del Covid-19. “Mi domando se sia un caso che il primo grande focolaio sia stato registrato in una zona della Cina dove si fa massiccio uso di carbone. E poi nella nostra pianura Padana dove è alta la presenza di inquinanti come il PM-10”.

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Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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