Palazzo Spreca, la soprintendente Margherita Eichberg puntualizza l'esistenza di vincoli sugli affreschi già nel 1910
La nostalgia delle origini
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VITERBO - Affreschi di Palazzo Spreca, la decisione del Tribunale di Viterbo non è indolore. Rammarico espresso dalla Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per l'area metropolitana di Roma e l'Etruria Meridionale. 

VITERBO – Affreschi di Palazzo Spreca, la decisione del Tribunale di Viterbo non è indolore. Rammarico espresso dalla Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Roma e l’Etruria Meridionale. 

La nota, firmata dal soprintendente Margherita Eichberg, puntualizza anche sull’esistenza di vincoli già dal 1910. 

“In merito alle notizie, apparse nei giorni scorsi sulla stampa locale, relative alla consegna degli affreschi Spreca all’antiquario al quale furono sequestrati nel 2012, consegna che non si sarebbe svolta perché “non c’era la disponibilità dei funzionari della Sovrintendenza”, preme chiarire che la Soprintendenza non ha ricevuto nessuna comunicazione dalla Procura di Viterbo in proposito, né tale consegna sarebbe mai stata possibile, non essendo state fornite a questo Ufficio le indicazioni sul luogo di destinazione delle opere – così nella nota -“.

“Si tratta – continua il Soprintendente -, infatti, di affreschi gravati da vincolo e per i quali già il 31 gennaio 1910 Munoz, in qualità di
Ispettore ai Monumenti, sottoscrisse un verbale di constatazione in cui specificava che gli affreschi “hanno importante interesse artistico e debbono quindi essere conservati sul luogo, e rispettati scrupolosamente.”

Dopo il distacco dalle pareti, il vincolo è stato nuovamente apposto nel 2013 e rafforzato nel 2017 con una dichiarazione di eccezionale interesse. E ciò comporta che qualsiasi loro spostamento va chiesto per tempo a questa Soprintendenza ed autorizzato. Si esprime comunque vivo rammarico per quanto appreso dagli organi di stampa: tali opere dopo essere stata staccate, senza alcuna autorizzazione, dalle pareti di palazzo Spreca, dov’erano rimaste per cinque secoli, correrebbero il rischio di lasciare anche la città di Viterbo della quale rappresentano testimonianza storica importante”.

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Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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