
In pochi hanno il coraggio di fare una fotografia d’insieme. Una di quelle che inquadra in un colpo solo il più importante monumento viterbese, palazzo papale, e quello che resta dell’ex ospedale degli Infermi. E’ di fatto un pugno in un occhio, roba cacofonica alle vibrazioni di qualsiasi retina. Eppure c’è, lo scempio c’è. Basta andare nella Valle di Faul o al parcheggio del Sacrario per consumare indigesti bocconi di questa vergogna.
Si tratta di due volumi molto simili. Uno racconta il periodo di maggiore splendore della città, l’altro una storia incredibile. La storia dell’abbandono di una struttura, metri cubi di cemento a perdersi, e del suo abbandono a un declino che ha delle venature di imbecillità. Perché l’ospedale degli Infermi, quello che i viterbesi chiamano in maniera più stringata ospedale Vecchio, è stato ridotto così. Perché è lasciato a una pesante inutilità e perché il più importante monumento della città è di fatto lasciato “zozzare” da un edificio scaricato e decadente?
Riattivare quello spazio potrebbe essere veramente importante e determinante per i destini del centro storico stesso. Ci domandiamo se l’assessore all’Urbanistica Alvaro Ricci abbia mai affrontato questa riflessione e ci permettiamo di consigliargli una importante meditazione estiva sul tema. Lo stesso facciamo con il sindaco Leonardo Michelini. Il sogno di ridare linfa al centro storico, che giustamente passa per il riportare gli uffici all’interno delle mura, non può non fare tappa oltre il ponte del duomo.
I viterbesi soffrono con vergogna il modo in cui l’ospedale Vecchio è stato trattato, scaricato per poi essere dimenticato. Se intenzione di questa amministrazione è rilanciare il capoluogo della Tuscia, se si vogliono veramente (e non solo a chiacchiere) gettare le basi di un discorso serio sul turismo da queste parti non si può ignorare quella massa di cemento che abbraccia, col suo aspetto terribile, palazzo papale. Che abbraccia il luogo di maggiore interesse della città.


















