Palazzo Gentili: destra, sinistra o "X"? La rotta Romoli: "Larghe intese, contano i Comuni". Grancini (FdI) risponde "picche"
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VITERBO – Il battesimo del nuovo consiglio provinciale a Palazzo Gentili ha il sapore di una sfida lanciata al futuro. Archiviate le urne delle elezioni di secondo grado, l’assemblea della Tuscia si è riunita ufficialmente, disegnando i nuovi equilibri di una navata politica che, mai come oggi, cerca di navigare oltre le vecchie rotte di partito. Con la convalida dei seggi – che ha segnato il debutto di Francesco Ciarlanti (FI) al posto della dimissionaria Maria Rita De Alexandris – il presidente Alessandro Romoli ha tracciato il suo solco (che poi è quello di prima): meno ideologia, più pragmatismo.

La fotografia dell’aula restituisce tre blocchi ben definiti: Tuscia democratica, con Simone Brunelli alla guida del gruppo, Tuscia – Centristi e azzurri civici, capitanata da Andrea Di Sorte, e La Casa dei comuni, che vede Gianluca Grancini come portavoce. Ma se i numeri sono chiari, la politica è pronta a sfumarli.

La linea del Presidente: “Non esistono colori, esistono i territori”

È un Romoli pragmatico, quasi “di trincea”, quello che invita l’aula a superare le secche della legge Delrio. Il suo è un programma denso di cantieri, non solo fisici. In primis, la transizione digitale, sostenuta da un fondo da un milione e 650mila euro, e la scommessa sul Suap: l’obiettivo è trasformare Palazzo Gentili nel vero polo di coordinamento per le attività produttive dell’intera provincia.

Ma c’è anche il dossier scorie nucleari, una ferita aperta su cui la Provincia non arretra: “Abbiamo puntato il dito su criticità urbanistiche e, soprattutto, geologiche”, ha ribadito Romoli, sottolineando come la difesa del suolo viterbese non conosca bandiere. È qui che la sua visione si fa sintesi politica: “Tutti i comuni sono amministrati da realtà differenti. Il mio impegno nasce da un presupposto semplice: non esistono comuni di destra o di sinistra, esistono i comuni”.

Il dibattito: l’asse del pragmatismo

La linea di Romoli ha trovato eco immediata. Andrea Di Sorte ha parlato senza filtri di un’impostazione “anacronistica” rispetto alle vecchie barriere ideologiche, trovando sponda in Maurizio Palozzi. Quest’ultimo, evocando il percorso intrapreso già nel 2019, ha ribadito la necessità di unire le energie invece di procedere a colpi di maggioranza. Un coro che punta al bene del territorio, lontano dai tatticismi.

La Casa dei Comuni: “Chiarezza e coerenza”

A frenare gli entusiasmi verso il governo “allargato” ci pensa però La Casa dei comuni. Gianluca Grancini, pur dichiarandosi pronto a un confronto leale, mette un paletto invalicabile: “Non accetteremo accordi di palazzo. Se la linea sarà quella di larghe intese con la sinistra, il nostro ruolo sarà quello di un’opposizione seria e intransigente”. Una posizione netta, che rivendica il diritto alla coerenza politica in un clima di generale (e forse forzato) “tutti insieme”.

La nuova consiliatura è ufficialmente partita. Tra progetti digitali, la battaglia sulle scorie e il fragile equilibrio di un’aula che cerca una sintesi impossibile, Palazzo Gentili torna a essere, ancora una volta, il laboratorio politico più osservato della Tuscia. La domanda che la prospettiva Romoli pone è: saprà la politica viterbese mettere da parte i simboli per far spazio solo alla concretezza dei problemi? Ma il “picche” di Grancini non può, onestamente, essere archiviato come il no di chi non “vuole il bene della Tuscia”. C’è un mondo dentro la posizione della Casa dei Comuni. Il capogruppo l’ha spiegato così: “Il percorso di questa amministrazione è ancora tutto da definire e non sarebbe serio irrigidirsi oggi in una posizione precostituita, prima di conoscere le scelte che il Presidente vorrà proporre all’aula. Diciamo però con chiarezza come ci collocheremo. Se la scelta sarà quella di costruire una maggioranza nel perimetro del centrodestra, con la sinistra all’opposizione, La Casa dei Comuni è pronta a farne parte in modo organico e leale, mettendo a disposizione idee, proposte e impegno. Se invece si andrà verso un governo di larghe intese, aperto anche alla sinistra, il nostro sarà il ruolo di un’opposizione seria e responsabile.

È una posizione pienamente coerente con lo spirito della democrazia: maggioranza e opposizione non sono trincee contrapposte, ma due funzioni ugualmente necessarie e ugualmente al servizio dei cittadini. Qualunque sarà il ruolo che ci verrà affidato, lo eserciteremo con serietà e dedizione.

Un punto resta fermo e non sarà oggetto di scambio: non cercheremo accordi di palazzo e non stringeremo intese con chi rappresenta la sinistra. Il confronto, per noi, si costruisce sui contenuti e alla luce del sole, non sulla distribuzione degli incarichi. La Casa dei Comuni non è soltanto un nome, ma un metodo: mettere al centro i territori, i sindaci e le comunità, a partire dai Comuni più piccoli, che troppo spesso restano ai margini delle decisioni. Strade, edilizia scolastica, pianificazione di area vasta, ambiente: è su questi problemi concreti che misureremo l’azione dell’amministrazione e su questi problemi non faremo mancare la nostra collaborazione”.

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Angel porta un messaggio divino fra gli uomini, che non lo capiscono; o lo capiscono troppo tardi. Non lo hanno capito neppure a Radio1 Plot Machine…
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Per quindici anni la madre del grande Napoleone fu sepolta nella chiesa delle Monache Passioniste a Tarquinia.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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