GRADOLI – Metti una domenica pomeriggio, la voglia di visitare un paese della Tuscia e la scelta che ricade su un attrattore di quel luogo come il Museo del Costume Farnesiano. Sì, i Farnese, possono essere uno dei cavalli di battaglia dello sviluppo turistico nella Tuscia. Ne sanno qualcosa in quel di Parma.
Così uno arriva a Gradoli, paese tra l’altro con degli ottimi ristoranti. Rimane colpito dalla bella fontana a fuso, entra nel borgo attraversando la volte a botte con i segni di antichi affreschi rappresentanti cieli stellati e si trova davanti la bellezza di Palazzo Farnese. “Il palazzo Farnese di Gradoli rappresenta uno dei primi episodi di dimora umanistica, testimonianza della nuova etica del vivere rinascimentale. Nel 1517 il cardinale Alessandro Farnese, futuro papa Paolo III, incarica Antonio da Sangallo il Giovane di realizzare il raffinato palazzo, isolato ed incombente sul centro storico di Gradoli”. Così scrivono sul sito del SIMULABO, l’anello che mette in rete i musei del Lago di Bolsena.
Cavolo, siamo davanti a un attrattore che ha un valore, non ci sono dubbi. Il Museo del Costume Farnesiano viene descritto così: “Il Palazzo ospita il Museo del costume farnesiano, istituito nel dicembre del 1998, che espone una collezione di attente riproduzioni di abiti e accessori tra biancheria, gioielli, copricapo, guanti, calzature, borse e ventagli, che delineano la storia della moda nella Tuscia tra il XV e il XVII secolo. A tale periodo risalgono anche le armi e le armature che completano l’esposizione”. Avete capito la potenza di questo Museo?
Bene, domenica pomeriggio è chiuso. Sulla porta del mitico Palazzo Farnese di Gradoli campeggia un cartello in carta plastificata (orrore!) dove spiegano chiaramente (e senza vergogna, verrebbe da dire a un turista) che il Museo è chiuso domenica pomeriggio e lunedì. Poi però lo trovi aperto martedì e mercoledì (dalle 10 alle 13) e giovedì-venerdì e sabato anche dalle 16 alle 18. Certo siamo a Gradoli e non a Trafalgar Square di Londra ma come si fa a tenere chiuso un attrattore turistico la domenica pomeriggio?
Nella Tuscia della tanto sbandierata voglia di crescere turisticamente, a parole, questo è possibile. Perché alla fine per costruire il turismo serve una mentalità diversa da quella “checco-zaloniana” del posto fisso. E che qui dei turisti interessi poco lo capisci anche dal cartello informativo sul palazzo: praticamente illeggibile.
Un comune che non fa attenzione a queste piccole cose, che rendono possibile la visita turistica del paese, racconta bene cosa pensa del turismo e della crescita che questo può portare.






















