Palazzo di Donna Olimpia, in commissione si approfondisce il project financing di una società italo-inglese
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VITERBO - Il progetto prevede la realizzazione di circa cinquanta camere per cento posti letto. La società che intende realizzarlo ne avrebbe l'utilizzo per 45 anni, poi il tutto tornerebbe nelle mani di Palazzo dei Priori.

VITERBO – Il project financing per la rinascita del Palazzo di Donna Olimpia a porta San Pietro sbarca in terza commissione, dove i consiglieri vogliono approfondire e rinviano tra due settimane la discussione. A presentare il project una società italo-inglese, che ha l’obiettivo di realizzare appartamenti per studenti universitari. Un’operazione che permetterebbe anche di riaprire il viale dell’Abate, di collegamento con l’area di San Pietro e quella di Santa Maria delle Fortezze.

L’opera di fatto si troverebbe in un punto strategico tra il rettorato di Santa Maria in Gradi e il complesso Unitus di San Carlo. Si tratta di un edificio imponente, situato in un quadrante del centro storico che avrebbe profondo bisogno di rilancio. Il bene, di proprietà del Comune di Viterbo, ha ospitato a lungo una serie di associazioni. L’assessorato al Patrimonio ha trovato per loro una nuova destinazione in via Emilio Bianchi, presso altri spazi di proprietà comunale. Così facendo ha di fatto liberato il campo e aperto a qualsiasi prospettiva la situazione.

Il progetto prevede la realizzazione di circa cinquanta camere per cento posti letto. La società che intende realizzarlo ne avrebbe l’utilizzo per 45 anni, poi il tutto tornerebbe nelle mani di Palazzo dei Priori.

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Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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