
VITERBO – “Una città più pulita è una città migliore”. Recita così lo slogan di ‘Viterbo bella’, il piano con cui l’amministrazione Frontini vuole rimettere in sesto il capoluogo della Tuscia.
Impresa tentata e fallita nell’ordine da Giulio Marini, Leonardo Michelini e Giovanni Arena. I diretti interessati non ce ne vogliano, la verità è la verità. Frontini ce la farà? I viterbesi dovrebbero augurarselo ma non sarà facile. Anche Michelini aveva provato a ripulire Viterbo ma alla fine non ce la fece davvero. Marini si trovò ad amministrare in un mondo cambiato e alla fine non si rese così tanto conto del problema. Lo vide chiaramente Arena ma tra un appalto ponte e l’altro su Viterbo Ambiente alla fine della fiera le cose non cambiarono.
Se fallirà anche Frontini ce lo dirà il tempo. L’unica certezza è che la città ereditata è veramente nello sprofondo. Ora la furbizia di partito cerca di fare ricadere sulla nuova entrata a Palazzo dei Priori le responsabilità ma alla fine al cittadino dei giochetti dei partiti interessa poco.
La città invece gli interessa, per come è e non per chi la governa. Frontini, a un anno dalla vittoria e dall’ingresso in Comune, promette la svolta. Promette un programma organizzato di riqualificazione e decoro urbano. “La prima azione prevede un’attività che in tanti comuni d’Italia è banale e avviata da decenni, ma che a Viterbo ancora non era mai stata attivata (eh…quelli bravi…): l’istituzione del divieto di sosta quindicinale per permettere una pulizia più accurata di strade e viali. Inizieremo dal quartiere Ellera, Pilastro, oltre ad alcuni importanti viali alberati (Via Monte Cervino, Via IV Novembre, Viale Trento), luoghi “sensibili” del centro storico e Bagnaia”. Così racconta la sindaca.
Le danze quindi si aprono ora, nonostante un fiume di critiche più o meno strumentali che non sono mancate dal primo giorno di insediamento. Farcela significa governare, fallire significa finire nel tritacarne delle critiche. Con l’unica differenza che almeno stavolta sarebbero fondate e meritate.


















