Palazzo dei Priori, vincerà chi alzerà più vento
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VITERBO - Il capoluogo della Tuscia al voto. C'è un punto scontato: il ballottaggio. Per vincere quindi la partita occorre immaginarla in due tempi. Il primo quello del tutti contro tutti e il secondo con una scelta a due. 

VITERBO – Il capoluogo della Tuscia al voto. C’è un punto scontato: il ballottaggio. Per vincere quindi la partita occorre immaginarla in due tempi. Il primo quello del tutti contro tutti e il secondo con una scelta a due. 

E c’è un altro punto saldo: conta solo quello che succede al ballottaggio. Pertanto non ha tanta importanza portare a casa il 30% o il 28% al primo turno, l’importante è stare nelle prime due posizioni.  C’è dell’altro. Se nel primo tempo ci sono i candidati delle liste a tirare per una serie di ragioni: salvare la faccia, dimostrare di avere un peso e tanto altro di dicibile e indicibile; al secondo la musica cambia. Lì in quella seconda parte della partita il candidato sindaco deve spuntarla in qualche modo da solo. Non tutti tra quelli che al primo turno hanno tirato la carretta correranno ancora e di sicuro non lo faranno con la medesima intensità. Inoltre ci sarà anche l’effetto delusione per chi ha preso pochi voti e magari si è pentito del passo fatto. 

Come si vince un ballottaggio? Con i voti di partito? No. Con i signori delle tessere o delle liste elettorali? No. Con le alleanze e gli apparentamenti più improbabili e strampalati? Peggio mi sento. L’unico modo è il vento che il candidato sindaco saprà alzare intorno a sé. 

Per questo al ballottaggio la spunterà, al di là della potenza strutturale di una candidatura, chi avrà il candidato sindaco che ha saputo meglio comunicare, essere presente, stringere mani e raccontarsi come la scelta se non migliore la meno peggio per la città. Ah una cosa. Il vento si compra male, è imprevedibile. Magari uno può comprare vento che soffia nella direzione sbagliata. Quindi non è neanche tanto quanti soldi metti nel gioco ma piuttosto quanto sai convincere. E per convincere non devi essere il migliore, ma come Charles Darwin insegna, molto più semplicemente devi essere il più adatto. Quello più congeniale all’elettorato in un determinato momento. 

Cari candidati, spremete le meningi e buona campagna elettorale. 

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Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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