
VITERBO – La campagna elettorale viterbese è spenta. Il fornello è basso, molto debole, e in pentola non bollono grosse novità o personaggi in grado di entusiasmare e fare sognare. Quella più quotata in questo ruolo dovrebbe essere Chiara Frontini, ma rispetto a ciò che era nel 2018 appare anche lei piuttosto in affanno.
Forse perché intorno il mortorio è talmente deprimente che non c’è nessuna sfida possibile, nessun duello, nessuna diatriba su visioni, progetti, neanche lo straccio di contrasti di caratteristiche e caratteri tra i candidati. Una città piccolo borghese, anzi piccolissimo borghese, dove la vita è diventata così piccola che neanche la politica ha in sé la vita delle emozioni.
E infatti i cittadini neanche si stanno accorgendo che tra due mesi dovrà essere deciso il prossimo sindaco. L’indifferenza è il clima più diffuso e gli unici che qualche respiro lo accennano sono i tifosi.
Non sappiamo se le cose cambieranno nelle prossime settimane ma se il piattume rimanesse inalterato il vantaggio competitivo delle forze civiche sarebbe notevolmente ridotto a tutto vantaggio dei partiti nazionali. Questo perché se non si accende una dialettica sulla città il comportamento standard diventa “andare alle urne e spaccare il simbolo del proprio partito del cuore”.


















