

VITERBO – Il rimpasto ci sarà, ma prima c’è Santa Rosa. Anche la politica si congela, almeno quella delle poltrone, in questi mesi estivi e l’unica cosa certa è che il rimpasto a Palazzo dei Priori può attendere almeno fino a dopo il Trasporto del tre settembre. Anche perché, dai rumors, la sindaca Chiara Frontini non ha alcuna fretta né situazioni di tensione particolari e può prendersi il tempo che vuole.
Il rimpasto non è, dicono i bene informati, neanche dettato da una volontà autonoma della sindaca ma figlio, in qualche modo, del blocco di maggioranza. La necessità è quella di introdurre dei correttivi nella macchina di governo cittadino. Un ragionamento di base metterebbe al sicuro al cento per cento tre figure, considerate in maniera tendenzialmente condivisa dei pilastri: Aronne, Antoniozzi, Franco.
Proprio su Franco sono circolate molte indiscrezioni che lo vorrebbero fuori dalla giunta ma la sindaca non è in rotta di collisione con l’assessore, anzi. In effetti l’assessorato ha iniziato a produrre risultati. Franco è l’uomo che ha vinto la scommessa di una nuova linea per San Pellegrino in Fiore e quella dei mercatini di Natale su via Marconi. Inoltre è considerato figura preziosa in vista del lavoro che il Comune di Viterbo dovrà fare per il Giubileo 2025 e poi sulla candidatura a Capitale Europea della Cultura 2033.
Aronne è “il marziano” della giunta. L’uomo che ha prodotto, tramite il lavoro, risultati insperabili. Questo gli viene riconosciuto dalla sua maggioranza ma anche da quella parte di città che conta davvero (leggi gli imprenditori). Antoniozzi è l’altro punto di forza di questa giunta.
Andiamo quindi sul lato di chi “rischia di più”. I nomi che tornano più spesso sono quello di Stefano Floris (Lavori Pubblici) e Patrizia Notaristefano. Sul primo si lamenta una certa “non brillantezza”. La seconda invece si sarebbe messa, al di là dei risultati non eccelsi dell’assessorato ai Servizi Sociali che guida, in una posizione scomoda proprio nel rapporto con i consiglieri. In diversi vedrebbero di buon occhio un cambio. Poi c’è anche Vittorio Sgarbi che è più che altro in un limbo: non percepisce stipendio, non c’è mai ma è pur sempre un nome con idee e tanti contatti negli ambienti giusti.
C’è poi il tema dei cambi che non saranno certamente possibili con attuali consiglieri, questo perché si aprirebbe la strada della sala d’Ercole a figure che dopo la non elezione in consiglio sono entrate in rotta di collisione con la galassia frontiniana. Quindi il rimpasto dovrebbe guardare fuori dal palazzo, nella cerchia dei tecnici o similari. Qualche nome ci sarebbe ma non è detto che quagli. Dopo Santa Rosa, con calma, la questione sarà affrontata.

















