Palazzo dei Priori mette sul tavolo del bilancio 200mila euro per la comunicazione della città
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VITERBO - Bisognerà vedere in cosa si tradurrà tutto questo. Se veramente verrà colta l'occasione per mettere a punto una brand identity della città oppure si continuerà a lavorare senza criterio e in maniera caotica producendo più danni che utili all'immagine di Viterbo. Ce lo auguriamo. 

VITERBO – Uno dei motivi del basso successo del capoluogo della Tuscia nel mercato turistico va rintracciato nella sua fragilità in termini di comunicazione. E la cosa ha poco a che vedere con presenze episodiche a realtà come Expo 2015, pur molto importanti, o a campagne pubblicitarie acquistate ai terminal degli aeroporti. 

Spendere in distribuzione della comunicazione (schermi, manifesti, pagine di riviste, etc) senza una sostanza da comunicare infatti significa generare una sorta di gigante dai piedi di argilla. Prima di pensare alla distribuzione, lo insegnano alla prima lezione di marketing, occorre definire un prodotto. Quel tipo di comunicazione manca al capoluogo della Tuscia. Possiamo anche dire che quanto è stato fatto negli anni è una specie di disastro, con tante risorse messe in catini più o meno bucati, avventurandosi spesso in azioni senza capo né coda dal punto di vista delle teorie più elementari del marketing e della comunicazione. 

Guardando da questa prospettiva genera interesse la notizia, che viene fuori dal bilancio, della decisione dell’amministrazione Frontini di investire circa 200mila euro in comunicazione, rebranding istituzionale e digital Pr. In qualche modo sembra essere maturata una consapevolezza sul modo corretto di approcciarsi all’argomento. Bisognerà vedere in cosa si tradurrà tutto questo. Se veramente verrà colta l’occasione per mettere a punto una brand identity della città oppure si continuerà a lavorare senza criterio e in maniera caotica producendo più danni che utili all’immagine di Viterbo. Ce lo auguriamo. 

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Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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