
VITERBO – Uno dei motivi del basso successo del capoluogo della Tuscia nel mercato turistico va rintracciato nella sua fragilità in termini di comunicazione. E la cosa ha poco a che vedere con presenze episodiche a realtà come Expo 2015, pur molto importanti, o a campagne pubblicitarie acquistate ai terminal degli aeroporti.
Spendere in distribuzione della comunicazione (schermi, manifesti, pagine di riviste, etc) senza una sostanza da comunicare infatti significa generare una sorta di gigante dai piedi di argilla. Prima di pensare alla distribuzione, lo insegnano alla prima lezione di marketing, occorre definire un prodotto. Quel tipo di comunicazione manca al capoluogo della Tuscia. Possiamo anche dire che quanto è stato fatto negli anni è una specie di disastro, con tante risorse messe in catini più o meno bucati, avventurandosi spesso in azioni senza capo né coda dal punto di vista delle teorie più elementari del marketing e della comunicazione.
Guardando da questa prospettiva genera interesse la notizia, che viene fuori dal bilancio, della decisione dell’amministrazione Frontini di investire circa 200mila euro in comunicazione, rebranding istituzionale e digital Pr. In qualche modo sembra essere maturata una consapevolezza sul modo corretto di approcciarsi all’argomento. Bisognerà vedere in cosa si tradurrà tutto questo. Se veramente verrà colta l’occasione per mettere a punto una brand identity della città oppure si continuerà a lavorare senza criterio e in maniera caotica producendo più danni che utili all’immagine di Viterbo. Ce lo auguriamo.


















