Palazzo dei Priori, la grande incognita della caduta anticipata della Regione
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VITERBO - Attendere, questa la parola d'ordine dalle parti di Palazzo dei Priori. Le forze politiche e i protagonisti della politica locale sono sospesi in un limbo che guarda al destino della Regione Lazio. 

VITERBO – Attendere, questa la parola d’ordine dalle parti di Palazzo dei Priori. Le forze politiche e i protagonisti della politica locale sono sospesi in un limbo che guarda al destino della Regione Lazio. 

Quello che si attende di sapere è cosa accadrà a Roma. La madre di tutte le situazioni passa per il Quirinale, dove è in gioco la partita importante dell’elezione del nuovo presidente della Repubblica. A seconda di come andranno a finire le cose succederanno fatti nuovi sul fronte del Governo e su quello dell’ente regionale. 

Possibile infatti che si verifichino le condizioni di un rimpasto di governo che potrebbero portare via il governatore Nicola Zingaretti, papabile nuovo ministro in un rimpasto orchestrato da Palazzo Chigi. Oppure, anche con il presidente di Regione al suo posto si potrebbe decidere comunque di mettere fine all’esperienza della Pisana per evitare che, andando a scadenza naturale con il Parlamento, chi dovesse rimanere fuori dai giochi delle Camere (dove è operativo il taglio dei parlamentari dalla prossima votazione) potrebbe puntare a continuare la propria sopravvivenza politica in Regione. 

Senza capire come andrà a evolvere il quadro romano i viterbesi non possono fare altro che rimanere fermi. Anche perché si potrebbero aprire scenari con alleanze imposte dall’alto e funzionali, anche quelle a livello locali, a determinare quadri di riferimento elettorali. 

Così nel capoluogo della Tuscia non c’è grande fermento. Soltanto qualche incontro, qualche tasta. Niente di più. 

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Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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