
VITERBO – E’ all’insegna del nervosismo questo finale d’estate a Palazzo dei Priori. La maggioranza Arena non gode affatto di ottima salute, come dimostrato dalle recentissime vicende. La macchina è ingolfata e non riesce a partire e non c’è grande entusiasmo intorno alla figura del sindaco.
Quanto emerso sui giornali della recente crisi non è che la punta dell’iceberg di una situazione molto più complessa e ingarbugliata, fatta di liti furibonde e di parole molto grosse che sono volate nei giorni scorsi tra i vari pezzi della coalizione e il primo cittadino. Tanto che inizia a serpeggiare, presso alcuni, una certa paura che tutto possa finire.
La ragione del mancato rimpasto immediato andrebbe proprio ricercata in questo. Toccare un tassello del mosaico, in questa situazione, infatti rischierebbe molto probabilmente di mandare a carte quarantotto l’intero quadro. In poche parole il rimpasto, ambito da molti, è stato congelato dalla paura di fare venire giù tutto accendendo gli appetiti di troppi. Un quadro che paralizza lo stesso sindaco che, con ogni probabilità, dovrà limitarsi ad “aggiustare” qualche distribuzione di deleghe per riallineare assessori e dirigenti.
La sensazione che interi gruppi di maggioranza stanno vivendo è quella dell’assedio. Si sentirebbero braccati dalla città stessa, piuttosto scontenta per una serie di lacune evidenti su questioni di minima: dalla pulizia della città alla manutenzione e cura del verde, passando per la percezione della sicurezza e il parcheggio selvaggio. Tanto che i più attenti hanno avuto modo di ravvisare un certo attivismo social di gruppi organizzati volto a fare da argine al malcontento che trova sfogo sul web. Un argine di creta fatto di accuse di “disfattismo” e similari.
Una sorta di toppa peggiore del buco che sta creando nuovo malumore in pezzi di maggioranza che non condividerebbero questa idea di nascondere i problemi con del maquillage mediatico e che piuttosto propenderebbero per dare risposte concrete alla città e ai viterbesi. Ma in tutto questo la grande forza di Arena sta tutta nella sua ormai cronica debolezza. Liberare il campo da lui infatti aprirebbe, in questa fase, scenari fuori controllo e nessuno ha interesse a generarli. Nonostante un certo movimentismo delle minoranze infatti manca una prospettiva vera, in nome della quale scrivere la parola fine a un esperienza che fatica a partire. E anche gli scontenti alla fine avrebbero tutto da perdere da una caduta anticipata che avrebbe come unico effetto il consegnare la città al commissario prefettizio e all’assenza di politica.


















