
VITERBO – Entrare nella campagna elettorale come una lama calda nel burro. Questo l’obiettivo che, visto il quadro generale, si starebbero dando i “vecchi” volponi della politica locale. In pista c’è un vero e proprio oceano di candidati ma già in questi giorni sta emergendo tanta fragilità.
Molti più che candidarsi convintamente ci si sono trovati per qualche strano gioco del destino. Così si stanno muovendo, spaventati da una figura barbina, per portare in cascina “i voti di casa” e di qualche amico. Peccato che ogni votante, visto l’elevato numero di candidature, è già stato contattato da un paio di vicini di casa, tre-quattro amici, sei o sette conoscenti e perfino da un paio di cugini di sesto grado. Così, dentro questo mercato delle vacche troppo grande, per non fare torto a nessuno l’elettore voterà con la sua testa. Ed è qui, in questa fragilità che si inserisce il lavoro dei candidati più noti. Alla fine all’elettore dà fastidio “buttare” il voto e quindi finirà, dentro un’inflazione così spaventosa delle candidature, a confluire su chi ritiene possa avere qualche possibilità di entrare in consiglio.
Anche perché i posti da occupare sono davvero molto pochi: appena 32 (20 di maggioranza e 12 di minoranza). Quindi meglio che “mandi su” il candidato consigliere che ha uno storico di presenze in sala d’Ercole, così se dovessi avere qualche problema a rinnovare la carta d’identità magari lo chiami.
Ci si perdoni per la chiarezza del ragionamento, un po’ brutale ma efficace. E se i candidati non dovessero davvero tirare a che varrebbe avere messo in piedi plotoni da così tante liste che non stanno sulle dita di una mano? Lo capiremo il 12 giugno.


















