Palazzo dei Priori, i candidati nelle liste sono tanti ma non tirano il consenso. I "vecchi" esperti pronti a fare man bassa di voti
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VITERBO - Entrare nella campagna elettorale come una lama calda nel burro. Questo l'obiettivo che, visto il quadro generale, si starebbero dando i "vecchi" volponi della politica locale. In pista c'è un vero e proprio oceano di candidati ma già in questi giorni sta emergendo tanta fragilità. 

VITERBO – Entrare nella campagna elettorale come una lama calda nel burro. Questo l’obiettivo che, visto il quadro generale, si starebbero dando i “vecchi” volponi della politica locale. In pista c’è un vero e proprio oceano di candidati ma già in questi giorni sta emergendo tanta fragilità. 

Molti più che candidarsi convintamente ci si sono trovati per qualche strano gioco del destino. Così si stanno muovendo, spaventati da una figura barbina, per portare in cascina “i voti di casa” e di qualche amico. Peccato che ogni votante, visto l’elevato numero di candidature, è già stato contattato da un paio di vicini di casa, tre-quattro amici, sei o sette conoscenti e perfino da un paio di cugini di sesto grado. Così, dentro questo mercato delle vacche troppo grande, per non fare torto a nessuno l’elettore voterà con la sua testa. Ed è qui, in questa fragilità che si inserisce il lavoro dei candidati più noti. Alla fine all’elettore dà fastidio “buttare” il voto e quindi finirà, dentro un’inflazione così spaventosa delle candidature, a confluire su chi ritiene possa avere qualche possibilità di entrare in consiglio. 

Anche perché i posti da occupare sono davvero molto pochi: appena 32 (20 di maggioranza e 12 di minoranza). Quindi meglio che “mandi su” il candidato consigliere che ha uno storico di presenze in sala d’Ercole, così se dovessi avere qualche problema a rinnovare la carta d’identità magari lo chiami. 

Ci si perdoni per la chiarezza del ragionamento, un po’ brutale ma efficace. E se i candidati non dovessero davvero tirare a che varrebbe avere messo in piedi plotoni da così tante liste che non stanno sulle dita di una mano? Lo capiremo il 12 giugno. 

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Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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