
VITERBO – Non doveva essere molto diversa una campagna elettorale dell’ultimo dopoguerra da quella che stiamo vivendo nel capoluogo della Tuscia nell’anno del Signore 2022. La sensazione è un po’ di trovarsi a Frittole, sotto la grande quercia di ‘Non ci resta che piangere’ con Troisi e Benigni.
Nei giorni in cui il presidente ucraino Zelensky straccia con la comunicazione l’uomo del KGB Putin, e lo fa non con la televisione ma con internet, nel capoluogo della Tuscia si rimane fuori dal tempo.
I candidati sindaco, che si sfidano per Palazzo dei Priori, usano con la mano sinistra le potenzialità del web e dei social in maniera più specifica. Non comprendono che attraverso questi canali potrebbero spostare diversi punti percentuali di consenso e fare la differenza. Assistiamo a campagne elettorali “fatte in casa” e si vede. Nessuno buca l’attenzione, nessuno riesce a fare passare la propria identità e meno ancora l’idea di città che ha in mente.
La prova più schiacciante della scarsa cultura e consapevolezza di questi mezzi e della loro importanza è data dai like e dalle condizioni dei post. Candidati che hanno centinaia di consiglieri nelle liste hanno numeri di condivisione dei post che si contano spesso su una mano. Pensare che questi signori vogliano governare la città qualche problema e imbarazzo lo crea. Come pensano di sollevare Viterbo? Come immaginano di rilanciarla visto che oggi dimostrano conoscenza zero del nuovo mondo?
Assurdo come assurdo sarebbe qualcuno che volesse governare l’Italia ritenendo che non si possano superare le colonne d’Ercole. Visione del mondo piccola piccola, per una città della stessa dimensione della visione.


















