
VITERBO – Due settimane ci separano dal fatidico 12 giugno. La campagna elettorale entra nel periodo più caldo e sale il nervosismo. I candidati a sindaco affrontano giornate estenuanti, in giro dall’alba al tramonto tra bar, confronti pubblici, incontri più o meno riservati e tutta una serie di azioni richieste dal ruolo.
Agende talmente fitte che non c’entra più niente da segnare e un certo isterismo diffuso. La questione riguarda tutti e non solo i candidati più in partita. Nessuno infatti intende fare una figura barbina e ognuno sta spingendo il più possibile.
Quelli che però sono di più sulla graticola sono i candidati consiglieri. Molti di loro, è destino, andranno molto male e si stanno rendendo conto, in questi giorni di richiesta del voto, che non è una passeggiata di salute. Tanti rimarranno sotto le dieci preferenze. E’ un effetto logico quando candidi 724 persone. Anche i famosi “voti di casa” si spacchettano per non fare rimanere male nessuno e alla fine della fiera i già fragili diventano veri e propri vasi di coccio tra i vasi di bronzo. Volendo citare i Promessi Sposi.
I sorrisi diventano sempre più tirati, i santini si sprecano ma il 95% di quelli che un candidato distribuisce non finiscono nel seggio ma meno nobilmente nella spazzatura. E’ la dura vita del candidato, soprattutto se si piuttosto avventurato alla “garibaldina”.
I sondaggi, pubblicati nei giorni scorsi, hanno funzionato da benzina sull’inasprimento del clima. Unica certezza è che si andrà al ballottaggio, quindi in questo primo tempo a vincere saranno in due. Terminata questa fase e conosciuti i nomi si apre un’altra partita, molto diversa da questa.
Non ci saranno più i candidati consiglieri a tirare, ci saranno anche molti delusi per gli scarsi risultati portati a casa. A quel punto vincerà chi riuscirà a cogliere meglio lo spirito della città. Il che non significa i migliori ma i più adatti. Proprio come dice Charles Darwin.


















