
VITERBO – Persi i due consiglieri Marco Bruzziches e Letizia Chiatti gli uomini e le donne della maggioranza stanno sviluppando la consapevolezza della necessità di maggiore compattezza per andare avanti con l’amministrazione della città.
I numeri scendono da 20 a 18, il che garantisce ancora un certo margine per l’azione di governo. Bisognerà invece fare attenzione al numero legale. Per mandare avanti una seduta di consiglio servono in aula almeno 17 consiglieri in prima chiama. In realtà, come accaduto anche in passato (l’esempio più recente è quello degli ultimi due anni di amministrazione Michelini) in seconda chiama ne sono sufficienti 11. Una situazione che con un presidente del consiglio capace qualsiasi realtà non analfabeta della politica sarebbe in grado di portare avanti più o meno serenamente.
Sta di fatto che l’uscita dei due consiglieri degli effetti li ha necessariamente prodotti. Soprattutto nella mentalità del gruppo. Un gruppo che è chiamato, se vuole andare avanti, a smaliziarsi, liberarsi dall’ingenuità politica che può essere un problema quando si è novizi della sala d’Ercole e a sviluppare la consapevolezza che ci saranno sempre tentativi di intorpidire le acque da parte degli avversari politici.
Comunque le logiche della politica, alla luce della nuova situazione, dicono che chi siede in giunta può dormire sonni tranquilli. Andare a muovere “pezzi” della squadra di governo della città in questa fase sarebbe una roba da scellerati. Un paio di giorni fa la giunta si è infatti riunita in un clima di assoluta tranquillità e anche senza Frontini, assente per motivi personali, nell’ufficio comunale dell’assessore Aronne e qui, i bene informati dicono, che l’aspetto politico non sarebbe stato nemmeno nominato.
Il tagliando sulla giunta ci sarà, è stata la stessa Frontini a dichiararlo pubblicamente, ma nell’ordine delle cose che ogni sindaco affronta e a tempo debito. Probabilmente l’anno giusto è il 2025, o all’inizio o a giugno. Praticamente al giro di boa per l’attuale amministrazione.
I pratici delle logiche della politica ricorderanno bene quanto diventò più solida l’amministrazione Michelini proprio nel momento in cui iniziò a perdere pezzi e quello invece che è caduto ad Arena: caduto con un movimento in blocco e non uno sganciamento progressivo di consiglieri. Un sindaco difficilmente cade per “smontaggio” lento e graduale della maggioranza anche perché chi è eletto in genere vuole portare fino in fondo l’impegno preso. E il coraggio di fare il salto può venire fuori solo all’interno di una logica di gruppo. Non è infatti casuale che Arena cadde dal notaio e non in consiglio. Difficile per un folto gruppo di consiglieri trovare il coraggio di un assalto finale frontale al sindaco in aula. Questo ci raccontano le cronache politiche cittadine recenti.


















