Ecco Palazzo Cozza-Caposavi
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Forbes ha inserito Palazzo Cozza Caposavi tra i 19 "nuovi alberghi più belli del mondo" nella sua classifica del 2019

INSIDE – La Tuscia, una terra benedetta e dimenticata, custodisce gemme preziose come il Palazzo Cozza Caposavi. Si è svolta in questo fine settimana, 22/23 novembre, la straordinaria iniziativa che ha visto l’apertura gratuita di ben 85 dimore storiche in tutto il Lazio, permettendo a cittadini e turisti di immergersi nella bellezza e nella storia che ritrova l’identità della nostra regione.

Si replica il 13 e 14 dicembre 2025 sempre su prenotazione. Per la mia visita, anche in virtù della vicinanza e di una profonda curiosità, ho scelto la storica residenza dei conti Cozza-Caposavi a Bolsena. La mattina è tipicamente invernale, ma il cielo terso e un sole splendente, senza una nuvola, mi mettono immediatamente di buon umore. Corso Cavour è insolitamente silenzioso; si avverte solo il rimbombo dei miei passi mentre raggiungo Piazza San Rocco, anch’essa solitaria. Penso subito al brusio estivo che la trasforma in un vero e proprio Campo dei Fiori.

Entro nel Palazzo e ad accogliermi trovo Gianni, che mi invita subito a visitare la sua “Vesconte Wine Gallery”, un angolo dedicato ai vini pregiati. “Sono tutte produzioni della zona”, sottolinea Gianni. “A chi viene a trovarci propongo il meglio della Tuscia, della vicina Umbria e della bassa Toscana.”

Il tempo fermo in una casa museo e ospitalità d’eccellenza

La luce morbida di questa giornata illumina le stanze di questa Casa Museo, dove entro pian piano in un’altra dimensione. Qui il tempo sembra essersi fermato per sempre e la sensazione è quella di sentirsi preso tra soffitti a cassettoni, tappeti, mobili antichi e quadri d’epoca. Ti puoi perdere anche in due librerie che custodiscono più di 10 mila volumi, antichi e moderni, in diverse lingue.

Si tratta di un palazzo del Cinquecento (con arredi risalenti al Settecento) di 2mila metriquadri nel centro di Bolsena, dove gli antichi fasti rivivono grazie all’intraprendenza di Lorenzo e Francesco Cozza Caposavi, padre e figlio, gli attuali proprietari. L’incontro con Francesco Cozza Caposavi durante una visita rivela una profonda connessione con il territorio della Tuscia. “Un luogo eletto da Dio, fortunatamente dimenticato dagli uomini,” così descrive questo angolo d’Italia, un concetto che guida il loro operato.

Questa consapevolezza si traduce nella cura meticolosa di ciò che è stato preservato, spesso proprio perché trascurato o non soggetto all’antropizzazione mordi e fuggi del boom economico. Palazzo Cozza Caposavi, ritrovato dalla famiglia nella seconda metà del Novecento, si presentava come uno “scrigno pieno di tesori dove il tempo si era fermato”. Ancora privo di elettricità in molte stanze e di riscaldamento moderno, ha mantenuto intatta la sua autenticità, un unicum persino in un servizio del 2007 che lo ritraeva ancora illuminato da candele.

La presa di coscienza che la bellezza, da sola, è effimera e che deve essere funzionale, ha portato la famiglia a un “dovere di custodia, di preservazione, un dovere morale ed etico”. Questa responsabilità si inserisce in una lunga tradizione di fatiche e abnegazione di chi li ha preceduti. La decisione di aprire il Palazzo al pubblico non è stata banale, ma guidata dalla ferma volontà di non snaturarne l’anima.

“Abbiamo deciso di sposare questo sacrificio quasi come fosse un voto”, afferma Francesco, impegnandosi “anima e corpo” per far rivivere il luogo e, attraverso di esso, tutto ciò che lo circonda. La visione è quella di riconsegnare il Palazzo alla sua vocazione originaria: uno spazio concepito per accogliere e ospitare, come un tempo le famiglie numerose che vi lavoravano. L’idea vincente è stata quella dell’ospitalità, affiancata alle visite, per rendere fruibile al mondo ciò che per secoli era rimasto intimo e privato.

Da qui nasce, nel 2012, l’apertura di un piccolo B&B, evoluto poi in affittacamere e, nel 2019, in un albergo diffuso. Un traguardo straordinario è stato il riconoscimento di Forbes, che ha inserito Palazzo Cozza Caposavi tra i 19 “nuovi alberghi più belli del mondo” nella sua classifica del 2019, unica realtà italiana e tra le poche europee a ricevere tale onore. Il successo ha attirato l’attenzione internazionale, ma il 2020 ha portato con sé la pandemia, stravolgendo il mondo e il turismo.

Questo ha spinto la famiglia a diversificare ulteriormente la propria offerta, sempre con l’obiettivo di garantire la preservazione del luogo e reperire le risorse necessarie. Sono state introdotte audioguide di livello museale, simili a quelle del MoMA o del Metropolitan, e nato un ristorante, quest’ultimo al momento in fase di ridefinizione della gestione, che si affianca all’enoteca per completare l’offerta
gastronomica.

“Oggi, Palazzo Cozza Caposavi è un’attività a 360 gradi – continua a dirmi Francesco – un esempio di economia circolare dove servizi di alto livello si integrano con la vocazione storico-culturale. Cozza Caposavi sottolinea la rarità di un luogo dove è possibile dormire in spazi musealizzati, un’esperienza che lo distingue da altre dimore storiche. La collezione del Palazzo non è solo ciò che è esposto, ma la storia di una famiglia, gli oggetti che hanno testimoniato la vita quotidiana, unendo l’aspetto intimo della casa a quello commerciale della fruizione pubblica in un’armonia rara.”

L’invito finale è a scoprire la Tuscia, “e in particolare luoghi come Palazzo Cozza Caposavi, per trovare “quello che non c’è altrove”. L’armonia tra paesaggio, storia, enogastronomia e natura è un unicum che merita di essere valorizzato. Francesco Cozza Caposavi auspica una “sana cooperazione” a partire dalla politica, con investimenti in trasporti e la creazione di una ciclabile intorno al lago di Bolsena. Sottolinea l’importanza di una promozione congiunta e internazionale della Tuscia, territorio che ha visto succedersi Etruschi, Romani, Stato Pontificio e altre civiltà, mantenendo sempre un ruolo di primo piano nella storia.”

Una storia lunga cinquecento anni

Eretto intorno al 1561 per volere del Cardinale Tiberio Crispo come dimora personale, il Palazzo sorge nel centro storico della cittadina lacustre, prospiciente la fontana medicea di San Rocco. Realizzato dagli architetti Simone Mosca e Raffaello da Montelupo, il Palazzo fu in seguito diviso tra le famiglie Cozza e Caposavi. Verso la metà del ‘700, subì un nuovo intervento edilizio ad opera dell’architetto De Dominicis, con l’inglobamento di un altro edificio noto come Ospizio della Corona.

Al suo interno, rimangono originali i pavimenti in cotto e le decorazioni di pareti e soffitti. Questa storica residenza, caratterizzata da una forma a ‘L’ e completa di una piccola cappella gentilizia, è stata nei secoli tappa obbligata per chi, percorrendo la Via Francigena, attraversava la regione etrusca della Tuscia.

Nel corso dei secoli, sono rimasti qui membri di famiglie reali europee e personaggi illustri di tutte le scienze e le arti. La lista degli ospiti è impressionante: dal Principe Carlo Ludovico di Borbone a Stendhal, da Giovanni Verga a Guglielmo Marconi, fino a Federico Fellini e persino due Papi. Ognuno di essi ha lasciato traccia del suo passaggio in questa residenza, che ancora oggi mantiene la tradizione con la stessa famiglia da oltre 500 anni, ora aperta all’ospitalità e alla cultura. La mia visita si è conclusa con la consapevolezza di aver toccato con mano un pezzo vivo e pulsante della storia della Tuscia.

© Maurizio Di Giovancarlo / Tuscia Fotografia / La Fune

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Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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