PalaMalè inadeguato, 150 euro all'ora per riscaldarlo
carlo scaramuccia
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Il coach Carlo Scaramuccia

Potrebbe aggiudicarsi il titolo di “buco energetico” della città, per riscaldarlo un’ora occorrono la bellezza di 150 euro. Stiamo parlando del PalaMalè, struttura sportiva cittadina intitolata alla leggenda della boxe “Giggetto” e unica in grado di accogliere l’eccellenza del basket viterbese.

Uno spazio troppo grande, considerato anche il modesto flusso di pubblico alle partite, e veramente troppo freddo. Gli atleti che lo frequentano ne sanno qualcosa. Stalattiti alla Grotte di Frasassi in ogni parte del corpo, a causa del sudore che si gela, rischio di maggiori infortuni e, tenetevi forte, istruzioni dell’allenatore di turno date tutte in corsa. Della serie “chi si ferma è perduto”.

Il PalaMalè è anche il luogo dove le squadre viterbesi accolgono le rispettive dei loro gironi. In buona sostanza stiamo parlando di una porta d’ingresso della città alle squadre in trasferta che di certo non parlano bene di Viterbo. Racconta la leggenda di giocatori e giocatrici in trasferta nel capoluogo della Tuscia che all’ingresso in campo, costatato il clima siberiano, abbiamo pronunciato la fatidica frase: “Ma è uno scherzo, vero?”.

La questione, sollevata dall’allenatore della squadra di basket femminile che milita in A2 Carlo Scaramuccia ai microfoni di Funamboli su Radio Verde, è di grande rilevanza. C’è urgenza di un nuovo palazzetto, di quelli moderni. Una struttura più piccola e facilmente riscaldabile. Scaramuccia: “Anni fa avevamo chiesto al Comune un terreno per costruirci da soli un Palazzetto nuovo. A quel tempo gli imprenditori, non ancora morsi dalla crisi, ci avrebbero dato una grossa mano. Il Comune rimase sordo alla richiesta e oggi sarebbe dura senza un sostegno del progetto da parte del Comune stesso”.

Un modello da imitare? Scaramuccia parla chiaro: “Non bisogna andare tanto lontano. C’è una struttura perfetta a Pomezia, moderna e calda. Le abbiamo fatto anche le foto”.

 

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Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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