
FREETOWN – Padre Maurizio Boa fonda una chiesa in Sierra Leone. “Sarà un centro di accoglienza oltre che di preghiera e da qui
lavoreremo quotidianamente per una spinta non solo verso Dio ma verso il prossimo visto che la miseria è ancora una grande piaga e c’è bisogno di coltivare la solidarietà. Ora la situazione è tranquilla dal punto di vista della malattia, ma ancora la povertà dilaga”. Le parole con cui lo storico parroco del Murialdo a Viterbo racconta l’importante risultato raggiunto.
E’ lì, in quell’Africa benedetta e maledetta, da venti anni. Ora lui ha scavallato i settanta ma non è mai venuta meno quella forza e grinta e determinazione che già era visibile quando, molto più giovane, parlava ai ragazzi viterbesi del quartiere dove tantissimi lo ricordano con affetto e stima. Lo stesso affetto e la stessa stima che accompagnano i suoi passi a Freetown, meglio a Waterloo Camp.
“Qui la comunità cristiana attuale è di circa 300 persone ma è in crescita, la capienza del nuovo edifico di culto è per 350”, ci spiega padre Maurizio. L’hanno inaugurata sabato, un grande evento.
Padre Maurizio lo conoscono tutti. E’ l’uomo di Dio che ha combattuto contro ebola. Sul finire del 2014, durante una violenta ripresa del virus, organizza un gruppo di novanta volontari. Divisi in tre squadre hanno girato per più di due mesi nei villaggi, misurando febbri, controllando le case in quarantena e avvisando l’ambulanza e i team ebola non appena avevano anche solo sentore delle presenza del male. Boa non si sottrae a nulla, combattendo in prima linea e al fianco di Gino Strada in campo con Emergency.
Sulla chiesa ci dice: “L’ho costruita in memoria di mio padre Eugenio e mia mamma Maria Pizzolato. Soprattutto il primo è stato per me una grande guida e sostegno importante nella scelta di diventare sacerdote”.


















