Pacifici: “Coldiretti può e deve giocare un ruolo strategico per un brand Tuscia”
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Il presidente di Coldiretti scatta una fotografia sui passi da mettere in atto per costruire sviluppo organizzato. L'importanza della comunicazione ma anche della logistica, guardando all'Interporto di Orte.

Brand Tuscia, una sfida importante. A oggi non c’è nulla di definito. Tante le risorse, enormi le potenzialità. Sono mancati i capitani, capaci di cucinare in maniera armonica i vari ingredienti e approdare al risultato finale ottimale. Il tema è centrale e abbiamo scelto di parlarne con il numero uno di Coldiretti Viterbo: Mauro Pacifici.

 

Brand Tuscia, da dove partire?

“Bisogna partire innanzitutto dalla vocazione di un territorio. La Tuscia è indiscutibilmente un luogo agricolo. Agricoltura e turismo devono essere i due cavalli di razza da mettere in pista. Da qui occorre muovere i primi passi per costruire sviluppo. Guardando all’importante argomento dal mio punto di vista posso dire che c’è tantissimo materiale. Abbiamo una materia prima di prim’ordine. Ottime aziende agricole e ottimi prodotti che queste realizzano. Stiamo parlando davvero di una produzione al top a livello mondiale, ci basterebbe farla conoscere. Nel Viterbese, ci tengo a ribadirlo, lavorano ogni giorno famiglie sapienti che realizzano cose di qualità. Un brand Tuscia non può che partire da questo, mescolandolo con altri preziosi ingredienti che però già ci sono. Mi riferisco alla bellezza del territorio, tanto paesaggistico quanto storico-artistico-archeologica”.

Che ruolo può giocare Coldiretti nella costruzione di questo lavoro collettivo?

“Strategico, ma già siamo in cammino. In questi anni abbiamo fatto tanto, come associazione di categoria, per le nostre aziende. Quello che ancora non è stato raggiunto è la capacità di lavorare, in maniera continuata, gomito a gomito con le istituzioni. In questi giorni, prima del voto del 10 giugno, abbiamo incontrato tutti i candidati alla carica di sindaco per aprire dei ragionamenti sul domani. Tra le idee che Coldiretti ha messo sul tavolo c’è l’impegno per la realizzazione di un Palazzo del Gusto nel capoluogo per promuovere i prodotti locali. Dobbiamo metterci nelle condizioni di fare promozione nel migliore dei modi possibili. Quella è la cosa che paga. Civita di Bagnoregio ce lo ha insegnato. È la dimostrazione quotidiana che la promozione, la comunicazione sono la chiave di cui dotarsi. Tramite la promozione conquistiamo flussi turistici e poi il territorio sa farsi apprezzare con quello che ha. Coldiretti può continuare e implementare il proprio lavoro di sostegno alle aziende, per farle conoscere sui grandi mercati internazionali. Al tempo stesso dare un contributo per organizzare una rete logistica di trasporto delle merci. E qui dobbiamo guardare con attenzione all’Interporto di Orte”.

Su cosa pensa sia opportuno puntare?

“Abbiamo la fortuna di avere un paniere di prodotti largo. Sottolineerei due dop dell’olio: Dop Canino e Dop Tuscia. Il fatto che produciamo il 37% della nocciola nazionale, poi l’importante produzione di vino dell’area del lago di Bolsena e il latte ovino di cui siamo i maggiori produttori nazionali dopo Sassari e Nuoro. Anche gli ortaggi sono un’eccellenza”.

Dalla sua esperienza come ritiene opportuno procedere per arrivare a costruire un brand territoriale solido e davvero efficace?

“Si tratta di cucinare insieme diversi ingredienti che, per fortuna, abbiamo già a disposizione. Tutti di ottima qualità. Purtroppo fino a oggi non è stata costruita una strategia precisa per ottenere un brand vero e proprio. Ci sono stati accenni, tentativi, sono stati mossi passi in diverse direzioni. Ora è il momento di impostare un serie lavoro, definire un’identità precisa su cui puntare – che racconti la bellezza paesaggistica e storico-artistico-culturale dei nostri luoghi -, comunicarla e lavorare alla conquista di flussi turistici. La cosa fondamentale è però remare tutti nella stessa direzione: istituzioni, associazioni di categoria, produttori. C’è tanto lavoro da fare ma farà la differenza, anche per i nostri produttori agricoli. Perché oggi un produttore agricolo ha tante occasioni e possibilità di realizzazione professionale e di soddisfazione economica”.

 

 

L’intervista è stata realizzata per il periodico Decarta. L’argomento “brand Tuscia” è centrale per un dibattito vero sullo sviluppo del territorio. Per interventi, domande, suggerimenti in merito scrivere a info@lafune.eu

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