Ottaviano Spiriti, il viterbese che combatté nell'esercito del "Re Sole" Carlo V e fu a Firenze nel giorno in cui nacque il calcio fiorentino
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STORIE - Sempre a seguito dell'imperatore fu impegnato nella battaglia di Tunisi del 1536. Muore nel 1540 nel suo sontuoso palazzo a piazza San Lorenzo, vicino alla cattedrale. 

STORIE – Nell’esercito del grande e potente Carlo V, passato alla storia come il “Re Sole” perché avendo ereditato un regno che univa la corona del Sacro Romano Impero e di Spagna (Americhe) poteva vantarsi che sul suo dominio non tramontasse mai il sole (da non confondere con Luigi XIV chiamato Re Sole per il semplice fatto che scelse il sole come emblema), c’era anche un viterbese.

Capitano di Ventura, nobile d’armi, Ottaviano Spiriti combatté nella truppa imperiale durante l’assedio di Firenze del 1530.E fu protagonista, in qualche modo, di quella pagina di storia all’interno della quale maturò la tradizione del calcio fiorentino. Durante l’assedio, il 17 febbraio 1530, a scherno degli assedianti fu giocata una storica partita di calcio storico fiorentino (chiamato anche calcio in livrea o calcio in costume) da parte di 54 nobili fiorentini che si affrontarono tra loro a dimostrare la superiorità dei cittadini ai pur soverchianti assedianti.

Ogni anno a giugno si svolge un torneo tra le squadre di quattro quartieri in cui viene rievocato nella storica sede di piazza Santa Croce.Con la caduta della repubblica fiorentina, difesa anche da Michelangelo Buonarroti, tornarono al potere i Medici, tutta la penisola italiana (tranne Firenze e il suo ducato mediceo) e buona parte dell’Europa era ora sotto il controllo di Carlo V. Sempre a seguito dell’imperatore fu impegnato nella battaglia di Tunisi del 1536. Muore nel 1540 nel suo sontuoso palazzo a piazza San Lorenzo, vicino alla cattedrale. 

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Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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