
VITERBO – Luca e Catia sono due brave persone. Lo capisci subito quando entri nel loro Osteria Salicicchia per come ti accolgono e che ci tengono a quello che fanno ne trovi traccia nei dettagli, come le noccioline che puoi gustare mentre attendi la tua pizza d’asporto preparata rigorosamente in tempi record.
Nonostante questo entusiasmo e la capacità e la passione il loro fare impresa a Viterbo è qualcosa di difficile. Non perché la clientela manchi, no perché gli affari non girino. A metterci lo zampino e a “bucare” la cassa sono i danni subiti a ogni allagamento del locale. E ne hanno subiti ben undici, l’ultimo martedì sera. La loro unica colpa avere aperto a Porta San Pietro, angolo di Viterbo dimenticato dall’amministrazione comunale (da Michelini ad Arena) e forse anche da Dio.
Nonostante il problema si verifichi da anni ancora non c’è stato nessuno “scienziato” capace di trovare soluzione. Molto probabilmente per mancanza di applicazione e di impegno di risorse. Perché così come l’uomo è riuscito ad aprire il canale di Suez e a realizzare capolavori dell’ingegneria dell’acqua come Panama così, con minore sforzo di concetto e di pratica, riteniamo possibile superare il problema degli allagamenti a Porta San Pietro.
Eppure Luca e Catia sono costretti a guardare il cielo sempre con timore. Eppure Luca e Catia martedì sera hanno scritto sui social del locale questo post: “Per ogni allagamento che abbiamo avuto (e siamo a quota 11) ho un’immagine fotografata in mente. Quella dell’allargamento di stasera è questa. Ho fatto questa foto con le lacrime agli occhi. Mia figlia di 5 anni seduta sul suo tavolo da gioco che stringe il suo orsetto e guarda impaurita l’acqua che entra mentre noi facevamo tutto il possibile per bloccarla e asciugarla. Non aggiungo altro……. Non ci riesco”.
E la foto descritta nel testo c’è davvero, perché Luca e Catia dicono la verità. A Palazzo dei Priori troveranno la stessa forza? Dopo una foto del genere sarebbe doveroso, per ragioni umane più che politiche. Perché come politici si può anche fallire, e Viterbo è un museo a cielo aperto di fallimenti politici, ma farlo anche come uomini sarebbe insopportabile.


















