

VITERBO – Alla fine, i cancelli del cantiere si sono aperti davvero. Il “buco nero” della logistica del Centro Italia, quel collo di bottiglia che da quarant’anni stringe alla gola l’abitato di Monte Romano, si appresta a cambiare pelle. Ma c’è una data, un numero freddo e matematico impresso sulle carte della consegna dei lavori, che racconta molto più di mille promesse politiche: 1.825 giorni. Cinque anni.
Cinque anni di ruspe, di scavi, di polvere e di “uomini al lavoro” per buttare giù un pezzetto di collina, superare il deserto di asfalto e consegnarci quel tratto di cinque chilometri che va da Monte Romano Est a Tarquinia. Un’opera mastodontica da oltre 355 milioni di euro, affidata al Consorzio Eteria sotto la regia della commissaria straordinaria Ilaria Coppa, che per i viterbesi e i civitavecchiesi rappresenta la fine di un incubo fatto di file interminabili sotto il sole e fumi di tir sotto le finestre delle case.
Il prezzo del progresso, però, non si misura solo in milioni di euro o in ore di attesa risparmiate dai camionisti che dal porto di Civitavecchia devono raggiungere lo snodo intermodale di Orte. Ha anche un costo ambientale e paesaggistico che la Tuscia si prepara a pagare, pur con tutte le prudenze del caso. Al centro del progetto c’è infatti la realizzazione della grande Galleria Naturale di Monte Romano: un imponente tunnel a doppio fornice, lungo ben 1.440 metri per carreggiata, destinato a inghiottire il traffico pesante per sputarlo direttamente verso la costa. Una sfida ingegneristica di primissimo livello che prevede anche una galleria artificiale di 125 metri e un viadotto a quattro campate per scavalcare l’area golenale del Fosso del Lavatore.
C’è un dettaglio emotivo, quasi intimo, che riaffiora tra le pieghe di questo mastodontico intervento: l’addio a quel piccolo tunnel alberato, quella galleria naturale fatta di rami, foglie e querce secolari che per decenni ha accolto gli automobilisti alle porte del paese. Quel suggestivo arredo verde, che ha mitigato l’impatto visivo di una statale ormai inadeguata, verrà progressivamente ridimensionato, digerito dalle necessità della viabilità moderna di Categoria B a quattro corsie. Certo, i progettisti hanno assicurato il massimo rispetto per l’ambiente (saranno ben 420 gli ulivi storici salvati e ricollocati), ma la fisionomia di quel paesaggio rurale non sarà mai più la stessa.
Mentre le ruspe iniziano a muoversi a Monte Romano, la partita per il completamento definitivo si sposta sui tavoli istituzionali più alti. Resta da sciogliere il nodo dell’ultimo segmento verso l’innesto con la A12: il famigerato “Tracciato Magenta”, una lingua d’asfalto di circa 10 chilometri studiata per bypassare la delicatissima Valle del Mignone. Una tratta per la quale l’eurodeputata viterbese Antonella Sberna sta dando battaglia a Bruxelles, cercando di blindare i finanziamenti europei del programma Connecting Europe Facility.
Ci vorranno cinque anni per vedere la parola “fine” su questo primo, fondamentale stralcio. Cinque anni in cui i viterbesi dovranno armarsi della consueta, secolare pazienza. Ma la direzione, stavolta, sembra davvero segnata: il mare è un po’ più vicino, anche se per raggiungerlo dovremo abituarci a dimenticare quel vecchio, caro tunnel di foglie che ci ricordava dove finiva la fretta e dove iniziava la Tuscia.

















