Orgoglio Di Luisa, getta la spugna ma combatte con onore contro il campione Groves
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Groves si aggiudica chiaramente i primi tre round. Nel quarto i colpi di Groves si fanno più pesanti. Di Luisa incassa e rimane lì, in attesa di trovare l'occasione giusta per piazzare il suo terribile destro. Al quinto round il britannico piazza un brutto colpo alla milza e l'incontro finisce lì, con la spugna gettata sul ring.

Andrea Di Luisa cede sotto il peso dei pugni pesanti del britannico George Groves. Terribile il diretto sinistro dell’inglese che in cinque riprese ha fiaccato il pugile italiano, nato a Napoli ma diventato ormai viterbese.

Un incontro affrontato senza alcun titolo in palio, ma non per questo privato di fascino. Circa 6mila persone hanno assistito alla “battaglia”, tutti stipati nella Copper Box Arena, la “scatola di rame”.

Si combatte per la carriera, per capire se ognuno di loro ha la pasta per stare ai vertici della boxe mondiale. Intorno alle 23, ora italiana, le 22 nella capitale inglese Di Luisa e Groves battono i guantoni. L’inglese studia l’avversario, che conquista il centro ring. Iniziano ad arrivare i primi diretti sinistri di Groves, che impattano sulla faccia dell’italiano. Di Luisa c’è. Incassa ma tiene, appare anche molto tranquillo. Segnale questo di una buona preparazione fisica e mentale dell’incontro.

Groves si aggiudica chiaramente i primi tre round. Nel quarto i colpi di Groves si fanno più pesanti. Di Luisa incassa e rimane lì, in attesa di trovare l’occasione giusta per piazzare il suo terribile destro. La boxe è fatta anche di questo, di occasioni. Ma non si aprono gli spai giusti. Va via anche la quarta ripresa, aggiudicata dal britannico.

Il quinto round vede un Groves che lavora per aumentare il ritmo. A metà ripresa Di Luisa incassa un brutto colpo alla milza e si piega. Dall’angolo viene gettata la spugna. Finisce qui la serata londinese. E’ sconfitta per il campione viterbese che davanti si è ritrovato un campione di livello.

 

 

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Entro le prime luci del 9 settembre, i blindati con la croce nera avevano già occupato la stazione di Porta Romana, sbarrato i varchi di Valle Faul e preso il controllo dell'aeroporto deserto e dello stesso presidio di Santa Maria in Gradi.
Sì, l’Uomo è incontentabile; è il suo difetto, ma anche il suo pregio, la molla che lo spinge a migliorare, a crescere, ad esplorare nuove vie, insomma a costruire la propria vita… E c’è chi bonariamente prova ad esaudire i suoi desideri. Ma che succede se la corda viene tirata troppo e il meccanismo si inceppa? E poi, possibile che nessuno si accontenti veramente? Anche ad un Creatore alla fine salta la pazienza…
Iniziamo la settimana mettendo "freccette" nel nostro arco.
Esigere lungimiranza e visione almeno su qualche argomento. Ne cito alcuni.
Di certo, non è con qualche demagogica stretta di mano che si risolve un problema che sta diventando sempre più di dimensioni continentali, anzi globali; un problema dove ballano significati differenti e troppo contraddittori di ciò che si intende per rispetto della diversità e della libertà.
Partiamo da un presupposto: vi avrei fotografato tutti. Ma proprio tutti, per fare un mega collage da appendere sulla parete più grande di Viterbo.
Torna l’appuntamento con il Semaforo de La Fune, l’analisi critica dei fatti che hanno segnato la settimana viterbese.

“L’attesa e il silenzio ti faranno forte”

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