
ROMA – Il rapporto 2024 della Direzione Investigativa Antimafia è stato pubblicato in queste ore. Interessante la cartina pubblicata del territorio regionale che evidenzia la presenza di note famiglie malavitose anche nel Viterbese. Nello specifico si segnala la presenza di associazioni camorristiche e di ‘ndrangheta e la presenza di mafie autoctone di base romana.
La sezione che riguarda il territorio del Viterbese.
Le organizzazioni criminali in tempi recenti hanno fatto registrare sul territorio Viterbese condotte illecite caratterizzate da numerosi episodi di estorsione, minacce, danneggiamenti e incendi di autovetture ed esercizi commerciali, nel tentativo, reso vano dalla puntuale azione di contrasto delle autorità preposte e delle Forze di Polizia, di affermare un ruolo egemone in quell’area e acquisire il controllo di attività economiche d’interesse.
Si fa riferimento all’operazione “Erostrato”634 che nel 2019 aveva consentito di individuare e smantellare un’organizzazione criminale capeggiata da un soggetto di origine calabrese, vicino ad ambienti ‘ndranghetisti originari dell’area di Lamezia Terme (CZ) e di altre zone limitrofe in provincia di Catanzaro, il quale, unitamente a soggetti di origine albanese, aveva costituto un nuovo sodalizio criminale, capace “di esprimere forza intimidatrice con concreti atti tipici delle organizzazioni mafiose storiche”.
Particolarmente rappresentativo della determinazione del gruppo nell’emulare le condotte dei contesti associativi più strutturati e della precisa intenzione di importare lessico e metodologie di matrice ‘ndranghetista, risulta il ricorso a minacce attuate “con modalità idonee a coartare psicologicamente le vittime e la volontà di un numero indeterminato di persone in modo tale da richiamare alla mente di quest’ultime comportamenti ritenuti propri di chi appartenga a sodalizi criminali di stampo mafioso”.
La ricostruzione investigativa di un evidente quadro probatorio a carico del sodalizio, dedito a numerosi reati quali traffico di stupefacenti, rapina, furto aggravato, danneggiamento e lesioni personali, ha portato la Corte di Cassazione, il 31 gennaio 2023, a conclusione di un complesso iter processuale, a pronunciare una sentenza di particolare rilevanza per quel territorio, confermando per la prima volta la sussistenza dei requisiti tipici dell’associazione mafiosa per una consorteria che aveva “creato un clima di tensione e paura non solo nei diretti interessati ma anche, progressivamente nell’intera collettività viterbese”.
Nell’ambito di ulteriori attività svolte nel contesto criminale sopra descritto, l’8 febbraio 2024 la Polizia di Stato ha notificato l’applicazione della sorveglianza speciale di Pubblica Sicurezza con obbligo di soggiorno a uno dei soggetti coinvolti e tratti in arresto nella citata operazione “Erostrato”, avendo contribuito a rafforzare i propositi criminali del personaggio di vertice “anche mettendosi a disposizione per l’esecuzione di azioni intimidatorie ai danni delle vittime…”.
Il 1° marzo 2024, i Carabinieri e la Polizia di Stato hanno tratto in arresto 2 persone per traffico di rifiuti metallici tra il Viterbese e la Campania. Oltre ai destinatari delle misure restrittive, altri 27 soggetti (la maggior parte dei quali di origini campane) sono stati indagati nell’ambito di attività volte a smantellare un’organizzazione dedita al reperimento, trasporto e trattamento illecito di rame e piombo. Le articolate indagini hanno interessato anche 8 società, portando al sequestro di circa 860 mila euro, ritenuti il profitto del reato, e di 11 automezzi. I controlli avviati dal mese di giugno 2020 sulle attività di un impianto di smaltimento rifiuti di Viterbo, avevano documentato “continuative operazioni di gestione illecita di rifiuti metallici, costituita per un’importante quota dal rame, nonché il conferimento di ingenti rifiuti pericolosi costituiti da batterie per autoveicoli esauste, in assenza della necessaria autorizzazione. In particolare, veniva constatato che, sistematicamente e con cadenze giornaliere […] venivano conferiti, da parte di soggetti non autorizzati, grosse quantità di rifiuti metallici e rifiuti pericolosi in totale assenza di tracciabilità (metalli misti, rame, ottone, batterie esauste ecc.)”.
Tale perdurante e continuativa attività si svolgeva seguendo 2 filiere illecite parallele (una avente ad oggetto rifiuti metallici e rame, l’altra batterie al piombo esauste) e avveniva anche presso gli impianti di altre società non autorizzate al recupero sui rifiuti gestiti.
I gestori di entrambi gli impianti si adoperavano infatti per modificare la consistenza fisica del rifiuto, in particolare del rame, al fine di agevolarne il successivo trasporto e la commercializzazione presso i siti campani. Tale modus operandi, come riportato nella citata ordinanza, è caratterizzato dal pieno accordo e consapevolezza dell’illegalità nelle condotte dei diversi indagati, ciascuno secondo il proprio ruolo e con esclusiva finalità di profitto.
Il 22 maggio 2024, la Polizia di Stato e la Guardia di Finanza hanno eseguito 18 misure cautelari nell’ambito di un’operazione svoltasi in diverse città europee e finalizzata a contrastare ambienti di criminalità organizzata di origine turca. Per gli aspetti relativi ai nostri confini nazionali, l’attività si è concentrata nella città di Viterbo dove è stato tratto in arresto un elemento di spicco di quell’ambito delinquenziale, nei confronti del quale era stato emesso un mandato d’arresto europeo per i reati di omicidio, lesioni, minacce, associazione per delinquere e traffico di armi.
Il 25 maggio 2024, la Polizia di Stato ha rintracciato e tratto in arresto a Viterbo un cittadino egiziano, già condannato nel 2018 per i reati di rapina e di spaccio di stupefacenti, in esecuzione di un provvedimento di revoca della sospensione642 e contestuale ripristino dell’ordine di carcerazione.
Infine si registrano 7 provvedimenti interdittivi emessi dalla locale Prefettura che hanno interessato aziende operanti in vari ambiti quali il settore turistico e ricettizio, agricolo, dell’autotrasporto, della costruzione e lavorazione di materiali ferrosi e della produzione di dispositivi di protezione individuale. Fra le principali motivazioni figurano presunte contiguità con ambienti di matrice ‘ndranghetista (cosche BELLOCCO, TROVATO e MANCUSO), camorristica (clan IMPARATO – D’ALESSANDRO) e autoctona (clan CASAMONICA).



















