
MONTEROSI – I Casamonica hanno intestato la villa a Monterosi a un nipote minorenne. Ma per la questura di Roma l’immobile è di fatto riconducibile ai coniugi Anna Di Silvio e a Giuseppe Casamonica quest’ultimo arrestato, insieme ad altre diciannove persone, dai poliziotti della Capitale al termine dell’operazione “Noi proteggiamo Roma”.
La villa di Monterosi è stata sequestrata insieme ad altri beni per un valore complessivo di circa 10 milioni di euro. A cui vanno aggiunti altri 20 milioni di euro di beni da confiscare.
Dopo la prima operazione contro il clan Casamonica accusato di mafia, che due anni fa portò in carcere trenta persone, i commenti di altri Casamonica – quelli che comandano nella zona della Romanina, periferia sud-est della capitale – furono di questo tenore: «Ma questa è tutta una cosa che stanno a fa… le denunce… pe’ fa entrà gli altri clan! Non hai capito? Perché noi proteggemo Roma! Devono fa entrà i napoletani e i calabresi che mangiano!». E più avanti le frasi stizzite di Guido Casamonica diventano ancora più eloquenti: «Devono far entrare… organizzazioni forti a Roma, ecco perché ce devono distrugge a noi! La camorra e la ‘ndrangheta…».
«Noi proteggiamo Roma»
Per il giudice delle indagini preliminari Zsuzsa Mendola – che su richiesta del procuratore di Roma Michele Prestipino e dei sostituti Edoardo De Santis e Giovanni Musarò ha arrestato 20 persone (7 portano il famoso cognome, più qualche convivente passata e attuale), di cui 15 in prigione e 5 ai domiciliari – le affermazioni di Guido Casamonica, 45 anni, figlio di Ferruccio, dimostrano che è lui stesso a mettere sullo stesso piano la propria famiglia con «le organizzazioni forti, ovvero camorra e ‘ndrangheta, con la precisazione che il loro annientamento è finalizzato a permettere a tali organizzazioni di mettere le mani su Roma; il che equivale ad ammettere la forza della loro organizzazione criminale, seppur ramificata in più costole».
Di più. Lo stesso Casamonica sottolinea che la presenza del clan sul territorio consente di salvaguardare Roma, «con la conseguenza di sottrarre la città al controllo dei clan camorristici e delle cosche di ‘ndrangheta». È ancora Guido, figlio di Ferruccio, a dire alla moglie nella stessa intercettazione realizzata dalla polizia il 19 luglio 2018: «Perché i Casamonica proteggono Roma… invece hanno stufato… i napoletani vonno entrà… la camorra vò entrà a Roma e i calabresi vonno entrà a Roma…». Il tutto secondo un disegno spalleggiato, secondo il clan finito sotto accusa, nientemeno che dai servizi segreti: «Ce stanno i servizi segreti che vonno portà la camorra qui a Roma e le ‘ndrine. Je dà fastidio perché noi proteggemo Roma».
Mafia orizzontale
Più che a proteggere Roma, secondo l’indagine della Procura e della Squadra mobile capitola, questo ramo dei Casamonica pensava a gestire, attraverso il metodo mafioso «che si avvale della forza di intimidazione e della conseguente condizione di assoggettamento e omertà», grossi giri estorsioni e usura, oltre al controllo di diverse attività economiche. Nella ricostruzione degli inquirenti, quello che il gip chiama «Arcipelago Casamonica» è diventata «una vera e propria associazione mafiosa di tipo orizzontale, la cui forza è dettata dall’appartenenza alla famiglia».
Gelosi uno dell’altro ma pronti ad unirsi contro i nemici esterni
Del resto così la descrivono i pentiti quando affermano che non c’è un’unica centrale direttiva né un «capo dei capi»; ogni nucleo agisce e fa affari in maniera autonoma, ma poi quando c’è da respingere gli attacchi esterni scatta la reazione comune e unitaria. «Quando c’è un problema, diventano tutti una famiglia, che si aiutano – ha dichiarato ai magistrati Simona Zakova, trentaduenne originaria della Repubblica Ceca, ex moglie di Raffele, altro figlio di Ferruccio –… Sono gelosi tra loro quando uno ha più dell’altro, però quando c’è un problema, loro tolgono questa cosa di gelosia e si rinforzano l’uno con l’altro; se scappa uno e non si sa dov’è, uno lo incontra, lo blocca, lo ferma, chiama e aspetta che viene la persona, così si aiutano e così va in tutto, se uno… È un branco! Così funziona. Si aiutano tra loro, nei problemi si uniscono sempre o tra i parenti o tra le persone esterne, sempre! Poi ci sono le famiglie che sono più unite, quelle che sono un po’ meno unite, però si aiutano sempre. Quando hanno bisogno, basta che chiamano, si fanno sempre a gruppetto e la loro forza è questa».
Soldi e Rolex
Sempre Simona ha parlato nel dettaglio dei soldi accumulati dal clan, e dei beni di lusso utilizzati sia come investimento sia come ostentazione di ricchezza e di potere: «Ho notato che i familiari di Raffaele avevano una grande disponibilità di somme di denaro in contanti occultate in casa, sigillate sottovuoto e nascoste in intercapedini ricavate all’interno del muro, di solito dietro il battiscopa. Quelli sono soldi, che non vengono utilizzati, sono una quantità inimmaginabile. Ricordo che Raffaele aveva creato un buco all’interno del muro e l’aveva riempito completamente di soldi, occultati in alcuni zainetti… Preferiscono tenere i soldi in casa e non aprire conti correnti né investirli in acquisti perché temono sequestri, avendone subiti in passato». Poi ci sono gli acquisti di oggetti preziosi: «Se ci stanno troppi soldi non c’è dove metterli, si comprano gioielli, orologi, si comprano orologi di sessantamila euro, cinquantamila euro, per loro è un investimento…». In particolare gli orologi di marca: «Rolex assolutamente… Rolex è quello che non perde valore».


















